Viradore. — Cavo ausiliario usato spesso in passato per salpare l'àncora quando questa era guarnita di gómena invece che di catena e il diametro della gómena era troppo grande per potersi avvolgere intorno all'àrgano. Era un cavo senza fine, perché le sue estremità, fornite di gasse erano
1203
unite tra loro con aghetto. Il viradore veniva unito alla gómena presso l'occhio di cubìa per mezzo di salmastre e a tale scopo il cavo del viradore era fornito talvolta di ringrossi, detti Bottoni; passava quindi per una pastecca posta a murata verso poppavia e dopo essere stato avvolto intorno all'àrgano tornava a prua dall'altro lato della nave.
Ant. Tornavira, Tornello, tarant. Arganiiddo, Crudo di prura, venez. Caopiàn.
—
Bottoni del viradore (ant.): ringrossi del cavo piano del viradore, fatti a guisa di pigna, per legarvi le salmastre. Anche Pomi, Pigne. (Stratico).
—
Ganza di viradore (ant.): occhio di viradore. (Stratico).
—
Maritaggio del viradore (ant.): l'unire o accoppiare le due estremità del viradore, fatte ad occhietto. (Stratico). Franc. Mariage de la tournevire. Oggi si direbbe Unione del viradore.
—
Occhio di viradore: v. s.
Occhio. Ant. anche Ganza.
—
Pigne di viradore (ant.): bottoni di viradore. (Stratico). V. s.
Pigna (II).
—
Pomi del viradore (ant.): bottoni del viradore. (Stratico).
—
Salmastre del viradore: quelle usate per legare il viradore alla gómena. (Stratico). V.
Gaschette del viradore.
—
FAR SALTARE IL VIRADORE: « far alzare il viradore sopra l'argano quando è coperto dai giri dello stesso, onde impedire che questi non s'incrocino e s'imbarazzino ». (Stratico).
(Dallo spagn., portogh. virador: v. Jal; Zaccaria, Elemento iber. 405).