Spugna

Dizionario di Marina - Reale Accademia D'Italia - Roma

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Spugna. — Le specie di spugne che vengono pescate e che hanno un valore commerciale sono: la cavalla o equina, che è la più comune; la zimocca, che è piuttosto scarsa; le melati o fine, che sono abbastanza rare e l'orecchia di elefante, che è rarissima. Tutte le altre spugne, che frequentemente s'incontrano, vengono riunite dai pescatori sotto il nome comune di agria selvatiche. (Min. Agric., La pesca II 392). — Banco di spugne: v. s. Banco. — Pesca delle spugne: Il più antico sistema, impiegato da secoli, ma oggi quasi del tutto abbandonato, consiste nel far tuffare a corpo nudo il pescatore, il quale raggiunge il fondo del mare nuotando e compie il suo lavoro senza alcun apparecchio respiratorio o protettivo. La discesa è talvolta agevolata da una pietra rettangolare tenuta in mano e legata ad un braccio con un nodo scorsoio; e il sacco di rete per le spugne viene tenuto legato al collo. Tali pescatori si chiamano Sommozzatori o Tuffatori e la massima profondità a cui arrivano è di circa 50 metri, con una permanenza sott'acqua anche di 2 o 3 minuti. Sistemi più moderni consistono nel fare indossare al pescatore lo scafandro da palombaro
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di un tipo semplice e leggero, o nel munirlo di una specie di maschera per la respirazione subacquea detta Fernez, in cui l'aria viene inviata da bordo come per lo scafandro. Questo apparecchio è meno costoso dello scafandro e permette maggiore libertà di movimenti, ma il tempo di permanenza sott'acqua è minore, perché il pescatore s'immerge a corpo nudo ed ha quindi poca resistenza al freddo. Per la pesca con lo scafandro e col fernez vengono armati due velieri, l'uno detto Deposito o Appoggio, per tenervi gli attrezzi da pesca, i viveri, le spugne pescate e per alloggio dei marinai e dei palombari; l'altro, più piccolo, detto Scafandro, o Macchina, nel quale è installata la pompa da palombaro, spesso munito di un motore ausiliario a petrolio o a benzina che alle volte viene accoppiato alla pompa stessa. Di solito il deposito si àncora presso la riva, mentre lo scafandro inizia la pesca portandosi al largo durante il giorno e raggiungendo il deposito sul far della notte. Altri sistemi moderni sono: la Pesca con la fiocina, fatta con piccole barche a remi o a vela appoggiate a un veliero base o deposito. Gli attrezzi sono: la fiocina che è di ferro e di solito a quattro punte ed è incastrata a un'asta lunga da 7 a 8 metri, alla quale possono legarsene altre fino a raggiungere una lunghezza di circa 30 metri; e lo specchio (v.) che permette di osservare con chiarezza ciò che si trova al fondo del mare. Il fiocinatore, che è abilissimo, si stende a prora impugnando con la destra la fiocina e con la sinistra lo specchio, pronto ad immergere la prima non appena avvistata la spugna e a imprimerle un movimento rotatorio per staccare questa dal fondo, non appena sente di aver fatto presa. La Pesca con la gangava, che consiste nel far rimorchiare da una barca a vela un sacco di rete, detto Gangava, la cui imboccatura è tenuta aperta da un'asta di legno e da una sbarra di ferro, le cui estremità sono piegate ad angolo retto in modo da formare una specie di telaio rettangolare. Delle appropriate legature, fatte con sagole e con catene, permettono il traino della gangava, mantenendone l'apertura sempre in posizione verticale, in modo da rastrellare il fondo del mare, sicché le spugne incontrate vanno a finire nel sacco. Con questo sistema è possibile pescare a profondità alle quali non possono giungere i palombari. (V. Min. Agric., La pesca II 392-405).