Sporto. — La parte convessa della curvatura della prora della nave. (Corazzini). Non è in uso.
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Sporto di una grua: la sua sporgenza dalla verticale. (Corazzini). Non è in uso. Si chiama Sbraccio o Volata della grua.
Sposalizio del mare. — Cerimonia, che si fa risalire alla fine del secolo XII e che aveva luogo in Venezia il giorno della Ascensione, o in altro giorno festivo, in cui il doge « s'imbarcava, con il patriarca, la Signoria e quasi tutto il corpo dei patrizi, al molo sul Bucintoro e, scortato da una folla innumerevole di barche, e da altri vascelli, si avviava all'imboccatura del porto di San Niccolò di Lido. Qui giunto, il doge versava un vaso d'acqua benedetta, quindi gettava in mare il simbolico anello (vera) benedetto dal patriarca, pronunciando le parole Desponsamus te, mare nostrum, in signum veri perpetuique dominii. (V. Encicl. It. XXXII 416-417; Rezasco). V.
Bucintoro;
Sensa;
Sposare il mare. (Cfr. anche Salomon Reinach, Le mariage avec la mer, v. II di Cultes, mythes et religions, Paris, 1909, p. 206-219).
Spostamento (di acqua). — Dislocamento. (Parrilli; Encicl. It. XXIV 389).
Sprazzo. — Fu usato per «Spruzzo (riferito anche all'acqua del mare)», ma non è voce di uso marinaresco, come afferma il Guglielmotti. (V. Tommaseo e Bellini).
Sprèo (Venez. ant.). — V.
Asprèo. Il Guglielmotti dà la forma Spredo, citando il Guazzo (Storie, 1549).
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PESCÀ IN SPREA o IN SPRIGLIA (frase marchig.): pescare dove i fondi son poco puliti, pieni di frutti di mare cattivi. Anche in fora via, cioè al di là delle 20 miglia dalla costa. La pesca in bon è quella fatta entro le 20 miglia, e dà il pesce migliore. (Provenzal, Usanze e feste 74, nota, 77).
Sprofondo. — I pescatori del medio Adriatico chiamano così un avvallamento sottomarino di profondità di oltre 200 metri a ponente dell'isolotto del Pomo (Dalmazia).
(Sprofondo « abisso » è noto come voce pistoiese e senese: Petrocchi; Merlo, It. Dial. VIII 115, n. 1).
Sprolungare:
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SPROLUNGARE UN BASTIMENTO (ant.): disporsi col proprio bastimento lungo e parallelamente a un altro. (Stratico). V.
Prolungare.
Il passare vicino a un bastimento si dice Defilare.
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SPROLUNGARE UN CAVO (ant.): svolgere e distendere un cavo nella sua lunghezza. (Stratico).
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SPROLUNGARE UNA COSTA: prolungarla. (Parrilli). Non è in uso; si direbbe, ma è frase poco usata, Defilare una costa.
Spronare. — Speronare. (Guglielmotti). Non è in uso.
Spruzzo. — Spuma d'acqua, sollevata dalle onde e dal vento e ricadente in pioggia minuta. Fincati: Spruzzi del mare. Venez. Spalmèo.
Spugna. — Le specie di spugne che vengono pescate e che hanno un valore commerciale sono: la cavalla o equina, che è la più comune; la zimocca, che è piuttosto scarsa; le melati o fine, che sono abbastanza rare e l'orecchia di elefante, che è rarissima. Tutte le altre spugne, che frequentemente s'incontrano, vengono riunite dai pescatori sotto il nome comune di agria selvatiche. (Min. Agric., La pesca II 392).
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Banco di spugne: v. s.
Banco.
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Pesca delle spugne:
Il più antico sistema, impiegato da secoli, ma oggi quasi del tutto abbandonato, consiste nel far tuffare a corpo nudo il pescatore, il quale raggiunge il fondo del mare nuotando e compie il suo lavoro senza alcun apparecchio respiratorio o protettivo. La discesa è talvolta agevolata da una pietra rettangolare tenuta in mano e legata ad un braccio con un nodo scorsoio; e il sacco di rete per le spugne viene tenuto legato al collo. Tali pescatori si chiamano Sommozzatori o Tuffatori e la massima profondità a cui arrivano è di circa 50 metri, con una permanenza sott'acqua anche di 2 o 3 minuti.
Sistemi più moderni consistono nel fare indossare al pescatore lo scafandro da palombaro
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di un tipo semplice e leggero, o nel munirlo di una specie di maschera per la respirazione subacquea detta Fernez, in cui l'aria viene inviata da bordo come per lo scafandro. Questo apparecchio è meno costoso dello scafandro e permette maggiore libertà di movimenti, ma il tempo di permanenza sott'acqua è minore, perché il pescatore s'immerge a corpo nudo ed ha quindi poca resistenza al freddo.
Per la pesca con lo scafandro e col fernez vengono armati due velieri, l'uno detto Deposito o Appoggio, per tenervi gli attrezzi da pesca, i viveri, le spugne pescate e per alloggio dei marinai e dei palombari; l'altro, più piccolo, detto Scafandro, o Macchina, nel quale è installata la pompa da palombaro, spesso munito di un motore ausiliario a petrolio o a benzina che alle volte viene accoppiato alla pompa stessa. Di solito il deposito si àncora presso la riva, mentre lo scafandro inizia la pesca portandosi al largo durante il giorno e raggiungendo il deposito sul far della notte.
Altri sistemi moderni sono:
la Pesca con la fiocina, fatta con piccole barche a remi o a vela appoggiate a un veliero base o deposito. Gli attrezzi sono: la fiocina che è di ferro e di solito a quattro punte ed è incastrata a un'asta lunga da 7 a 8 metri, alla quale possono legarsene altre fino a raggiungere una lunghezza di circa 30 metri; e lo
specchio (v.) che permette di osservare con chiarezza ciò che si trova al fondo del mare. Il fiocinatore, che è abilissimo, si stende a prora impugnando con la destra la fiocina e con la sinistra lo specchio, pronto ad immergere la prima non appena avvistata la spugna e a imprimerle un movimento rotatorio per staccare questa dal fondo, non appena sente di aver fatto presa.
La Pesca con la gangava, che consiste nel far rimorchiare da una barca a vela un sacco di rete, detto Gangava, la cui imboccatura è tenuta aperta da un'asta di legno e da una sbarra di ferro, le cui estremità sono piegate ad angolo retto in modo da formare una specie di telaio rettangolare. Delle appropriate legature, fatte con sagole e con catene, permettono il traino della gangava, mantenendone l'apertura sempre in posizione verticale, in modo da rastrellare il fondo del mare, sicché le spugne incontrate vanno a finire nel sacco. Con questo sistema è possibile pescare a profondità alle quali non possono giungere i palombari. (V. Min. Agric., La pesca II 392-405).