Liuto. (Term. ant.). — Sorta di vascello con due vele, la maestra e il trinchetto, usata più nella Provenza. (Pantera, 1614, p. 44). (Fiorent. ant. liuto armato; Pulci; B. Giambullari; Salvini; Botta: Crusca). Genov. Leüdo, nel 1602 scritto Liuto. (Jal). Oudin (sec. XVII): Liúta. V.
Lautèddu (sicil.).
(V. Coppellotti, Riv. Cult. Marin. VII 245-249).
— Bastimento, anche senz'alberi e senza vele, adoperato per alleggio.
— Catan., trapan.
Leutu: sorta di bastimento di piccolo cabotaggio, usato sopra tutto dai Trapanesi. Quale bastimento di Trapani è nominato pure dal Gemelli Careri (Leuto: Zaccaria, Raccolta 252).
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Leüdo rivano (Riva Trigoso [Sestri Levante]) (disus.): barca con l'albero di prua piegato verso la stessa, semipontata, che si armava con 7 uomini, per la pesca con la menaide.
(Basso lat. genov. leudus [1356], laudus [1427, 1441], venez. ant. lauto [Sanudo], catal. ant. laüt. [1394], portogh. alaude, spagn. laúd. provenz. lahut, franc. ant. lut [Jal]. Il Guglielmotti cita anche un ant. lodo [non lado, come ha il Corazzini, s. Liuto], che, se attestato, può essere uno sbaglio. Il Salvini scriveva che i liuti furon detti così dalla figura [liuto fu pure un vaso usato dai chimici], ma il Mistral notò che essi richiamano la forma del liuto, strumento musicale, per la disposizione del loro sartiame, che pende dall'antenna piegata. Le forme del nome del bastimento corrispondono infatti a quelle del nome dello strumento musicale [venez. lauto], il cui uso anche in Italia risale a tempo assai lontano, ben anteriore a quello del vascello [cfr. Schiaffini, It. Dial. IV 228; Encicl. It. XXI 314-316], e che deriva dagli Arabi [al‛ūd]: Barbier, Rev. Dial. Rom. II 497. Il nome del vascello fu forse inventato in Provenza, sebbene le attestazioni più antiche siano del catalano e del genovese).