Duglia. — Voce oggi poco usata che designa l'insieme delle successive spire (colli), che si fanno con una corda per raccoglierla su sé stessa in un breve spazio e poterla trasportare da un luogo a un altro, senza imbrogliarla. Anche Aduglia,
Còlto (v.), Mola (ant.). V.
Cùrcuma (venez.).
Da questa voce si sono formati i verbi Adugliare e Dugliare.
(Genov. dōggia [dùggia] e aduggiâ « adugliare », còrso dùglia, spagn. aduja, e adujar, catal. duja; dujar, portogh. aduchas [non aduja, come ha il Corazzini], e aduchàr, venez. dùcia [scritto duchia dal Boerio]. Nel genovese dōggia vale anche « doppietta, tela dello sparato della camicia » e « rimboccatura [giri rovesci delle calze] », e doggiâ « doppiare; piegare » [cfr. dōggio « doppio » e v.
Dóppia]. Dùglia e le forme corrispondenti possono essere venute dal genovese, donde sarebbe venuto pure
scòglio [v.]. [Cfr. catal. dollar « girare un promontorio »: Romania XVII 61]. Restano non spiegate le forme veneziana e portoghese [cfr. portogh. ant. aducho « di testimonio addotto », da addŭctus: Coelho; Nascentes]. Lo Jal [67] riporta un it. adduciare « adugliare », che accenna al venez. ducia. Forse duglia, ecc. si riattaccano invece al franc. douille ([Duez: «piolo»] e altre voci corrispondenti, in quanto indicano cosa rotonda: Romania XXXIII 630; Dict. général; Bloch, Dict. étym. I 230; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 2788).