Scia

Dizionario di Marina - Reale Accademia D'Italia - Roma

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Scia1. — Traccia di acqua disturbata che una nave o galleggiante lasciano dietro di sé in direzione opposta al proprio moto. Se sono soggetti anche a un movimento di scarroccio, la scia non cade in prolungamento del piano longitudinale della nave o galleggiante, ma fa con questo, dalla parte di sopra vento, un angolo eguale a quello di scarroccio. La scia è dovuta all'affluire verso poppa delle masse d'acqua deviate verso i due fianchi dalla parte prodiera della nave e che vanno a prendere il posto della massa d'acqua trascinata con sé dalla nave; nelle navi a propulsione meccanica è dovuta anche al movimento verso poppa impresso all'acqua dai propulsori. Per il calcolo del regresso reale dell'elica si tien conto del movimento in avanti della massa d'acqua trascinata dalla nave, detto Scia della nave, o Scia concomitante, o Correnti di scia, o Treno d'attrito e del movimento verso poppa, detto Scia del propulsore, impresso dall'elica alla massa d'acqua in cui essa lavora. V. Guascia; Rèmora; Risucchio. — (Figur.) Retrocessione, volontaria o violenta, della nave sul proprio solco, senza che rivolti la faccia. (Guglielmotti). Non è in uso. — Angolo della scia: angolo di scarroccio, o di deriva. (Guglielmotti). — ANDARE ALLA SCIA: nel senso figurato: dare indietro, senza voltar la faccia, (Guglielmotti). Non è in uso. — DAR LA SIA (sec. XVII): dare il comando di sciare. (Pantera: Tommaseo e Bellini, s. Sciare). Crescenzio (1602): Dar la zia. (Jal 565). — ESSERE, TROVARSI NELLA SCIA: nelle acque mosse da nave in cammino. — FARE SCIA, FARE LA SCIA: lasciare dietro di sé una scia. Il periscopio di un sommergibile in immersione fa una piccola scia che, in talune condizioni di mare e di visibilità, può rivelarne la presenza. — FAR LA SCIA (figur.): dare indietro, senza voltar la faccia. Non si usa in questo senso, dato dal Guglielmotti. — NAVIGARE NELLA SCIA: v. s. Navigare. — NAVIGARE NELL'ALTRUI SCIA: seguire diritto e vicino il solco d'un altro bastimento. (Guglielmotti). (Scia e scïare [v.] zia, ziare sono di origine facilmente onomatopeica: cfr. la frase dei magonieri far la scea « sturare il foro inferiore della scodella, e lasciarne uscire il ferraccio fuso »: Carena. V. pure D'Ovidio, Arch. Glott. XIII 367).