Levare1:
—
LEVARE (con la nave): partire, salpare. (Vespucci, ecc.: Ramusio; Jal). Non si usa più.
396
— (Ant.): portare, esser capace di portare bastimenti, bestie, ecc. (Crusca, s. Levare, § 23).
— (Ant.): prendere una persona con bastimento (o carrozza) da un dato luogo per condurla altrove. (Crusca, s. Levare, § 28). È detto del bastimento stesso mandato a prendere persone, ecc. (ivi, § 29).
—
LEVARE L'ÀNCORA: salpare.
—
LEVARE BARRA: diminuire l'angolo di barra dato al timone quando si vuol compiere un'accostata più larga o meno rapidamente, o si sta per ultimare l'accostata.
—
LEVARE LA CACCIA (ant.): cessare di dar la caccia. (Jal).
—
LEVAR FERRO (ant.): levar l'àncora. (Jal).
—
LEVARE CON NAVIGLIO: frase data dal Guglielmotti, ma non usata, per « Imbarcare passeggeri e merci per traghettarle ».
—
LEVARE L'ORZA: allascare le mure, smurare, quando, nell'eseguire il viramento di bordo in prua, la nave ha ultimato l'orzata e trovandosi ormai nel letto del vento, deve preparare le vele a riceverlo dal lato opposto.
—
LEVARE IL PONTE: frase marinaresca citata e non definita dal Garzoni (874).
Forse si riferisce al ponte, alla passerella, alla plancetta per il traffico tra la terra e il bordo che le navi ormeggiate a una banchina, a un molo tolgono al momento della partenza, ma si dice piuttosto Rientrare, Togliere.
— (Sec. XVI):
LEVAR PER POPPA: rimorchiare. (Corsali: Ramusio: Jal).
—
Levare remi!: voce di comando che si dà ai vogatori per far loro cessare la voga, restando con i remi orizzontali, le pale spalate, le mani sul girone e il corpo dritto. V.
Affornellare.
Non si usano le altre voci del verbo. Difatti non si dice, ad esempio, levando i remi, ma si dice facendo leva-remi; né si dice che una imbarcazione sta a remi levati, ma si dice che sta a leva remi; ecc.
—
Leva remo!: comando dato quando si lasciava di vogare, però coi remi pronti. (Crescenzio, 1602, p. 142; Jal).
—
LEVARE UNA VELA: serrarla per ridurre il numero delle vele stabilite. Anche Togliere.
—
LEVARE VOLTA: sciogliere i cavi, i matafioni ecc. Genov. Levâ vòtta ai cavi.
Pantera (1614, Vocab.): Levar volta à i capi.
—
LEVARE LE VOLTE ALLE CATENE: liberare le catene di una nave ancorata con due àncore e senza mulinello di afforco dagli attorcigliamenti presi per effetto della rotazione della nave dovuta ai cambiamenti di vento o di corrente. Si fa smanigliando a bordo una delle catene e facendole compiere un giro intorno all'altra per mezzo di un cavo abbozzato sulla prima in un punto al di sotto della volta e avvolto intorno alla seconda in senso contrario alla volta stessa. Se vi è più di una volta, l'operazione si ripete fino a che le catene rimangano chiare.
—
LEVARE LE VOLTE A UN CAVO: togliere le cocche o altri attorcimenti presi da un cavo per essere stato mal colto o messo alla rinfusa o per essersi bagnato. Si fa svolgendo e distendendo il cavo fino alla cima libera.
—
LEVARSI IN LATITUDINE: navigare guadagnando in latitudine.
— (Sec. XVII):
LEVARSI DALLA POSTA: salpare il ferro e partire. (Pantera, 1614, Vocab.).
—
LEVARSI AL VENTO: bordeggiare contro vento, avanzando verso la parte di dove soffia, spira.
(Cfr. Vidos, Arch. Rom. XIV, 150-151).
—
LEVARSI IL VENTO: cominciare il vento a soffiare.