Il Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI) propone una spiegazione di tartana sostanzialmente aderente a quella del Dizionario di marina: «piccolo veliero da carico con un solo albero, vela latina e uno o due fiocchi, impiegato anche per la pesca» e «rete da pesca a strascico». Per quanto riguarda l’etimologia, fa risalire il vocabolo al provenzale antico tartana ‘falcone’ (sec. XIII) che passa poi dal nome del volatile a quello di nave. Etimo già considerato negli studi di Benedict Elemer Vidos, viene confermato in seguito da German Colón (1973), che individua il tramite di questo passaggio nel significato intermedio di rete. Colón segue il «proceso semantico que va de ‘ave’ a ‘navìo’» attraverso l’analisi della documentazione catalana, dopo aver però premesso che tartana «es el nombre occitano de una ave de rapiña», cioè un vocabolo ascrivibile con questo significato alla prima metà del XIII secolo. Le fonti catalane esaminate nello studio di Colón si riferiscono al XIV secolo e richiamano nel significato sia la rete da pesca denominata appunto tartana, sia i tartaners, ossia i pescatori che fanno uso di quella rete.
Nei dizionari di marina la parola tartana viene sempre associata indistintamente sia alla pesca sia alla navigazione. Il termine indicava in origine una imbarcazione monoalbero, attrezzata con una vela latina, triangolare, con l’aggiunta di un fiocco. I testi catalani confermano questa tesi; in Italia se ne trova menzione negli statuti cinquecenteschi di Gaeta in cui si ritrova il richiamo alla rete tartana e ai pescatori che se ne servono detti tartanarii. Nel golfo di Venezia, dall’inizio del secolo XVII, se ne registra l’adozione dopo l’invito, rivolto dalle autorità governative di Ancona e di Pesaro, ad alcuni pescatori provenzali provenienti da Martigues, che porta alla rapida diffusione di questa tecnica fino ad allora inedita in Adriatico (1610-1614).
È un bastimento da carico nel Mediterraneo, che ha un solo albero a calcese ed una vela latina simile a quella delle galee, guernita nello stesso modo, con sartie e colonna. Vi si aggiunge davanti un fiocco [...]
Più tardi sarà Luigi Fincati (1870) a precisarne l’area geografica di origine dopo una descrizione molto sintetica: «navicella latina con una gran vela in antenna, un fiocco ed una mezzanella, in uso nel Mediterraneo occidentale».
Il regio decreto sulla “Denominazione dei tipi delle navi della marina mercantile”, pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” del 18 novembre 1872, riporta invece la definizione seguente: «Bastimento che ha un albero di maestra a calcese, su cui porta una grande vela latina; bompresso o asta di flocco, con polaccone e contropolaccone, ovvero più flocchi». Piuttosto dettagliata la descrizione del veliero fornita dal Guglielmotti: «scafo leggiero, acuto ugualmente di poppa e di prua, poco lancio, gonfio nella mezzanìa, piccola murata, una sola coperta», governato da 8-10 marinai, portata di 30-60 tonnellate. La tartana tirrenica risulta monoalbero, vela latina, lunghissima antenna e polaccone. Erroneamente il Guglielmotti (1889) richiama una derivazione dall’etimo tárta, variante di tárida.
Nota bibliografica