Carlo Goldoni, Le baruffe chiozzotte, Torino, Einaudi, 1991.
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Scena quinta
Veduta del canale con varie barche pescareccie, fra le quali la tartana di paron TONI.
Paron Fortunato, Beppo, Titta Nane, e altri uomini nella tartana, e Paron TONI in terra, poi Paron VICENZO.
TONI Via, da bravi, a bel belo, mettè in terra quel pesse.
VICENZO Ben vegnuo, paron Toni.
TONI Schiao, paron Vicenzo.
VICENZO Com’èla andada?
TONI Eh! no se podemo descontentare.
VICENZO Cossa gh’aveu in tartana?
TONI Gh’avemo un puoco de tutto, gh’avemo.
VICENZO Me dareu quattro cai de sfoggi?
TONI Pare sì.
VICENZO Me dareu quattro cai de barboni?
TONI Pare sì.
VICENZO Bòseghe ghe n’aveu?
TONI Mare de diana, ghe n’avemo de cusì grande, che le pare, co buò respetto lengue de manzo, le pare.
VICENZO E rombi?
TONI Ghe n’aémo sié, ghe n’aémo, co è el fondi d’una barila.
VICENZO Se porlo véder sto pesse?
TONI Andè in tartana, che ghe xè paron Fortunato; avanti che lo spartimo, fèvelo mostrare.
VICENZO Anderò a véde, se se podemo giustare.
TONI Andè a pian. Oe, deghe man a paron Vicenzo.
VICENZO (Gran boni omeni, che xè i pescaori!).
(va in tartana).
Ippolito Nievo, Confessioni di un italiano, Milano, Garzanti, 1984 [18671, pubblicato postumo].
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Mio padre doveva uscire per prender l’ora dal capitano della tartana che salpava pel Levante. Io lo accompagnai, e non altro potei rilevare, senonché egli andava difilato a Costantinopoli ove poteva fermarsi e molto e poco secondo le circostanze. Certo i suoi pensieri non erano né piccoli né vili perché ingrandivano la sua persona e le davano una sembianza di autorità insolita fino allora. Aveva la solita berretta, le solite brache all’armena, ma un fuoco affatto nuovo gli lampeggiava dalle ciglia canute. Verso le nove salì sulla nave colla fida fantesca e un piccolo baule; non mise un sospiro, non lasciò saluti per nessuno, riprese volontario la strada dell’esiglio colla baldanza del giovine che avesse dinanzi agli occhi la certezza d’un vicino trionfo. Mi baciò così come all’indomani ci dovessimo rivedere, mi raccomandò la visita all’Apostulos; e poi egli scese sotto coperta, io tornai nella gondola che ci aveva condotti a bordo.
Giuseppe Gioacchino Belli, I sonetti, Milano, Mondadori, 1952.
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Un antro viaggio der Papa
Tant’è: er Papa dall’antra sittimanaRoma, 29 maggio 1835.
Lettera intorno la pesca colla così detta cocchia, di Fortunato Luigi Naccari Vice-console di S. M. il Re delle due Sicilie, in “Giornale sulle scienze e lettere delle province venete”, vol. XII, Treviso, tip. Francesco Andreola, 1827, pp. 121-124, p. 122.
Ogni barca nominata Tartana è armata da prora e da poppa di que’ grand’ alberi chiamati da pescatori Spontèri, perchè spuntano fuori della prora uno, e della poppa l’altro, da 30 piedi circa, tenendo appoggiata ed assicurata con grosse anella di ferro fitte sulla coperta della barca Tartana le cime interne dei medesimi. Nelle cime esterne di questi due spontèri si legano due cavi, ognun de’ quali sostenta una rete che si chiama pur essa Tartana, dal nome stesso della barca, da cui vien tirata a vele gonfie, portate da prora a poppa lunghesso la barca, perchè questa fende il mare con uno dei lati, e non con la prora, mentre l’altro lato col soccorso dei Spontèri tira per mare la rete. Questa rete detta Tartana triplicata in grandezza usurpa il nome di Coccia. La Coccia dunque come rete non è altro, che la rete Tartana ridotta in grande. Il modo poi di eseguir la pesca della Coccia è differente in questo, che dove per tirar la rete Tartana basta una barca sola, per tirar la Coccia vi vogliono due barche, poste in linea parallela fianco contro fianco alla distanza di cento e più passi. Alla poppa di ognuna di queste due barche si assicura un cavo di canape, ed uno di brula [giunco]. Il primo sta di sopra e a questo tratto tratto vanno infilzati dei pezzi rotondi di sovero, o surro, chiamati Cortegàe onde tenerlo sempre a galla dell’acqua, al quale è attaccata l’estremità superiore del Brazzo o ala della Coccia. Il secondo sta di sotto, e a questo sono attortigliati dei pezzi di piombo, chiamati piombàe, onde resti profondato nelle acque, e questo è attaccato all’estremità inferiore del l’istesso brazzo o ala suddetta. Ognuno di questi due brazzi è composto di due gran pezzi di rete: il primo che prossimamente è attaccato ai Cavi, o Cai, è chiamato parè, e questo è di maglie quadrate di spago grosso, per ognuna delle quali potrebbe passare un tallero, ed è lungo piedi venticinque circa; largo poi cinque piedi.