Brücél (Piem.). — Barchetta, sopra tutto da traghettare. Anche Bricél.
— Tre Pievi (Como): «
Barcón» (milan.; v.). (Levi, Palat. piem. 204; v.
Burchio).
Brudese (Tarant.). — Prodese, provese.
Brügo (Genov.). —
Brusca (v.). Voce oggi comunemente usata nella Marina italiana per designare i ramoscelli di brusca con cui si fanno le scope (scope di brugo). (Non voce veneziana come hanno il Guglielmotti e il Corazzini).
Brula (Venez.). — Giunco fiorito (Butomus umbellatus), che serve a far corde (libani) usate nella pesca. (Boerio).
Brulottiere (Term. ant.). — Chi faceva o conduceva i brulotti contro i legni nemici. (Tommaseo e Bellini).
Brulotto (Term. ant.). — Bastimento fabbricato a disegno per esser caricato di fuochi lavorati, e condotto a portare l'incendio, in tempo misurato, tra le navi, o nei porti del nemico. Barca di fuoco (Crescenzio). Anche Burlotto. (Corazzini I 368, VII 311; Guglielmotti).
(Brulotto [Salvini; Dudleo: 1646; Magalotti: 1721; Botta], burlotto [Salvini: Tommaseo e Bellini]: dal franc. brûlot, da brûler «bruciare»: Bloch, Dict. étym. I 104).
Bruma1 (Teredo navalis) — Mollusco marino, somigliante a un verme, voracissimo e grandemente prolifico, che perfora in tutti i sensi il legname immerso (anche i pali e le travi di costruzioni portuali e di dighe), fino a dargli l'apparenza di una spugna; quindi perniciosissimo per gli scafi in legno. I naviganti hanno lottato per secoli contro questo insidioso nemico e fino agli ultimi anni del secolo XVIII non seppero trovare che dei rimedi di breve durata (spalmatura, magliettatura). Soltanto al principio della guerra d'indipendenza d'America, gl'Inglesi idearono la fodera di rame che, fasciando tutta la carena della nave, la preserva perfettamente dalla bruma. La prima nave così protetta fu una fregata, la cui carena, visitata dopo due anni, fu trovata intatta. In Pantera, ecc. Genov. Brümma. V.
Broma (ant.). V.
Blatta;
Borra.
(Dal greco βρῶμα « tarlo »).
Bruma2. — Erba filamentosa e muscosa che si genera sott'acqua e resta attaccata agli scogli, ai pali, alle carene delle navi stazionarie nei porti. Genov.
Brümma o
Bürcio. V.
Filandra.
Brumato. — Del legname roso dalle brume. Anche Abbrumato.
Brümezzo (Genov.). — Cibo che si sparge in mare per adunare i pesci, prima o durante la pesca, consistente in pane, salacche e renuzza, o in solo pane e cacio guasto, pestati insieme. (Non venez., come ha il Corazzini).
—
Bruméggio (elbano): miscuglio di salamoia, pezzi di baccalà e altro, che i pescatori buttano ai pesci per attirarli. L'operazione la dicono >Brumeggiare. (Fanfani, Uso toscano). Còrso Grumezu.
(Nizz. bromech « esca », bromegià « inescare »: dal greco βρῶμα « cibo »: Wartburg, Franz. etym. W. I 557).
Brunali (Venez.). — Ombrinali della stiva. V.
Bocaroli de saorna;
Brinali;
Burnale (tarant.);
Imbrunali.
(Da ombrinali [anche venez.], con caduta della prima sillaba, e con cambio di i con u, come in altre voci: Arch. Glott. XVIII 247, n. 1).
Brunzinu (Còrso). — Vaso in cui si fa bollire la pece per i bastimenti, ai quali si dà con lo Scópulu (sorta di grosso pennello).
Brusare (navem) (Basso lat. secolo XIII). — Bruscare (una nave). (Ann. genov., anno 1213: Jal).
(Genov. brüxâ « bruciare »).
Brusca1. — Rami secchi di un arbusto (brusca: Equisetum arvense) di cui si servono i marinai per fare delle scope, e i calafati per bruciarli e passarne la fiamma sui comenti delle carene in legno, per liquefare la vecchia pece. Anche in Pantera (1614). Genov. Brisca, Brügo. Nella Marina italiana le scope di brusca sono comunemente chiamate Scope di brugo.
Brusca2. — Antico regolo graduato che usavano i costruttori navali. Anche Busca. Ant. Fraschia.
— Bacchetta graduata di cui si servono gli operai velieri per tagliare i ferzi delle vele.