Calavrita (Term. sec. XVII). — L'Orsa Maggiore. (Duez, 1671).
Calcagnà (Còrso). — Toccare il fondo del mare con l'estremità poppiera della chiglia (
calcagnòlo) passando su d'un basso fondo. Franc. Talonner.
Calcagnòlo. — Pezzo di costruzione che forma l'estremità poppiera della chiglia, su cui è incastrato il dritto di poppa. Sporge un poco a poppavia del dritto di poppa per proteggere l'estremità inferiore dell'anima del timone da eventuali colpi, se la nave toccasse il fondo con la poppa. A questa sporgenza taluni dànno il nome di Calcagno. (V. Jal) Venez. Calcagnòl, franc. Talon. Garzoni (871): Calcagnuol da poppa.
Calcàr (Parm.). — Calafatare. Stat. venez. (1255): Calcare (lat.). (Jal); Garzoni (872): Calcare i legni.
Calcastoppa. — Scalpello del calafato col quale si cacciano le stoppe tra i comenti. Malabestia se a taglio ottuso, Palella se con scanalatura. Anche Cataràffio, Patarasso. V.
Becco corvino;
Caciastopa (ancon.).
Calcese1. — Estremità superiore degli alberi che portano vele latine, foggiata a sezione quadrilatera, in cui è intagliata la cavatoia con puleggia per il passaggio dell'amante dell'antenna. Così erano fatti gli alberi delle galee. Sicil. Cacisi, còrso Carcese, genov. Cäséize, venez. sec. XIV o XV Chalzexe. V.
Albero,
Alberatura a calcese. Archeol. Carchèsio. (V. Jal).
(Indicò anche la «carrucola posta a piè del sostegno delle taglie per tener basso il canapo nel mover pesi » [Baldinucci, secolo XVII: Crusca]. Dall'it. calcese [1303, ecc.] lo spagn. calcés, il portogh. calcez, il franc. calcet; da un *calcese = greco καρχήσιον « calcese »: Dict. général; Rönsch, Rom. Forsch. I 449; Ramondo, Arch. Glott. XIX 179, n. 18).
Calcestruzzo. — Impasto compatto di sabbia, pietrisco, ecc., con materia cementante o legante, fatto per mezzo dell'acqua. Anche Calcistruzzo, Smalto, Betone. (V. Encicl. It. VIII 331). Indispensabile nei lavori di muratura subacquea.
Calcio1. — Piede dell'albero di bastimento. (Guglielmotti; Corazzini VII 312).
Calcio2. — Cozzo tra due navi ancorate (Corazzini VII 312).
Caldaia. — Gran vaso metallico in cui, per mezzo di riscaldamento, una massa d'acqua viene trasformata in vapore saturo, la cui espansione si utilizza come forza motrice.
Parti principali delle due specie di caldaie marine oggi in uso: Camera di vapore, Tubiera, Piastra tubiera, Collettori, Duomo di vapore, Forno, Graticola, Altare cenerario, Camera di combustione, Cassa a fumo.
Le caldaie marine si dividono nelle due specie seguenti:
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«Caldaie cilindriche tubolari o a tubi di fiamma » quelle in cui l'acqua riceve il calore, oltre che dal contatto diretto con le pareti del forno, anche da un fascio di tubi che attraversano la massa liquida e nei quali passano i gas della combustione prima di uscire dal fumaiolo. (Tubi scaldatori o Tubi di fiamma).
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Caldaie a tubi d'acqua: sono quelle costituite completamente da fasci di tubi, che per essere in tutte le loro parti esposti alle fiamme, vaporizzano rapidamente l'acqua che circola in essi. I fasci di tubi partono da due recipienti cilindrici orizzontali che si chiamano Collettori e fanno capo con le loro estremità superiori ad un altro recipiente
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ch'è il Duomo di vapore, situato nella parte più alta della caldaia. Nei collettori s'immette l'acqua di alimentazione, la quale, per l'aumento di temperatura, sale nei tubi. Si produce quindi rapidamente il vapore che, raccolto nel duomo di vapore, vien distribuito alle motrici. (Bardesono). V.
Alimentare,
Alimentazione.