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Candela2. — Ciascuno dei due catenacci o randelli per aprire e chiudere lo sportello della cucchiaia nei pontoni idraulici. — (Ant.): v. s. Candelizza. — (Basso lat.): sàrtie. (V. Jal). (Ancon. candela « antenna, abetella [nelle armature] »).

Candeletta. — Ciascuno di due grossi paranchi che i grandi velieri tenevano fissati a ognuno dei tronchi maggiori e tesi lungo le sàrtie, uno per lato, pronti per sollevare eventuali grossi pesi. Si chiamavano anche Frasconi e Frasconetti. (V. Jal). Secondo il Guglielmotti furono usati anche i termini Apparecchio reale, Pariglia. — La voce si usa oggi per designare genericamente un grosso paranco destinato allo stesso scopo. Meno potente della caliorna. Anche Candelizza (meno usato), Candeluzza, ant. Candela. (Dal franc. candelette, derivato dal provenzale [candeleto]: Dict. général).

Candeliere. — Ciascuna delle aste verticali, generalmente metalliche, più o meno lunghe, che formano le ringhiere, sostengono le tende ed i tendaletti, i guardamano delle scale, ecc. V. Battagliola. Anche Candelliere. (Corazzini).

Candelizza. — Lo stesso che candeletta (v.), meno usato. Anche Candeluzza. Ant. Candela (Guglielmotti). — Genov. Candalissa: cappone d'una àncora. — Tarant. Candellizza: nelle barche a vela latina, l'amante dell'antenna. (L'it. candelizza dal 1715 [Jal], ma candalizza nell'Ulloa [sec. XVI]. Dallo spagn., candeliza [portogh. candeliça], [Zaccaria, Raccolta 161]; il genov. candalissa dall'altra forma spagn. candaliza, o dal francese candalisse del secolo XVII. Con altro suffisso: candeluzza, e con altro: candeletta, che è però francesismo).

Candellizza (Tarant.). — V. Candelizza.

Candura (Portogh.). — Piccola nave dei Maldivi. (Jal; Dalgado, Gloss. lus. asiat. I 200).

Cane1 (Term. disus.). — Anche Fantinetti. — Cani: piccoli braccioli posti verticalmente e trasversalmente alla parte superiore del tagliamare a destra e a sinistra, e che legavano tra loro le voltigliole nell'antica costruzione in legno. (Laugieri). (Dal cane, perché i braccioli tengono fisso il tagliamare, come lo addentassero, o perché li difende: cfr. Mutinelli, s. Canes [barbacani]; Vincenzo Belli, Appunti etim. march. 10; Guglielmotti).

Cane2. — Due costellazioni australi: il Cane maggiore con la stella Sirio o Canicola, la più brillante del cielo; il Cane minore colla stella di prima grandezza Procione o Anticane.

Canelato (Venez. ant.). — V. s. Bandinetto. (Boerio). V. Cannolato. (I canelati in origine erano forse le piccole balaustrate che serravano i bandini: il venez. -ato è suffisso diminutivo [-atto]).

Canèra (Venez.). — V. Canara.

Canestredde (Tarant.). — V. Canestrello. (De Vincentiis).

Canestrello. — Ciascuno degli anelli formati con pezzi di corda i cui capi si uniscono mediante impiombatura, e servono generalmente per stroppi da bozzello e da remo. — Ciascuno dei cerchietti di legno o metallo che, infilati ad aste o a corde tese, servono per allacciarvi le ralinghe d'inferitura di vele che, per essere alzate o ammainate, debbano poter correre liberamente dal basso in alto e viceversa (le rande lungo i loro senali, i fiocchi e le vele di strallo lungo stralli e draglie). Tarant. Canestredde (De Vincentiis). (Dal genovese, in cui canestrèllo vale « redancia » e « ciambella », voce che deve essere passata a Venezia [Ninni] e a Taranto).

Canèstro (Venez.). — Canestro, da riporvi il pesce da vendere. Anche Canèstro da cao. V. Balatrón; Carga; Caròga; Còrba. — Canèstro da orae: di vimini, del diametro di circa 60 centimetri, capace per un centinaio di orate (venez. orae, singolare orada). — Sicil. Cannistru di piscaturi: canestra di vimini, quadrata, per il pesce. (Nicotra).

Càneva (Venez.). — Sorta di barchetta chiamata anche Padovana.

Canevaza (Basso lat., venez. sec. XIII). — V. Canovaccia e Chanevaza. Stat. venez. 1255. (Jal).

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