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Ciurmare (Term. sec. XVII). — Acciurmare (v.). (Falconi, 1612: Crusca).

Ciusa (Venez.). — Chiusa.

Ciüsa (Genov.). — Gora

Ciüsma (Genov.). — Ciurma.

Civada. — Vela quadra delle dimensioni d'un velaccio, che, fino al principio del secolo XVIII, i grandi velieri portavano a prora, fuoribordo, sotto il bompresso. Col progredire dell'attrezzatura delle navi a vele quadre, la civada, di cui si riconobbe la scarsa utilità, fu abolita. — Pennone di civada: il pennone a cui la vela di civada era inferita. Disposto orizzontalmente, in croce con l'albero di bompresso, e fermato sotto la testa di moro di questo. Dopo l'abolizione della vela di civada, fu sostituito da un'asta più leggera, alla quale si mantenne il nome di Asta di civada, a' cui estremi si tendono i venti delle aste di fiocco e controfiocco. — Picchi di civada: da taluni si dà questo nome alle due metà dell'asta di civada, a dritta e a sinistra del bompresso. Anche Buttafuori dei venti del bompresso. — Contro civada: fino a tutto il XVII secolo, i grandi velieri, oltre ai noti alberi di trinchetto, maestra e mezzana, ebbero un piccolo albero verticale che s'innalzava dal bompresso in corrispondenza del sottostante pennone di civada (albero di civada). Questo albero portava una vela quadra più piccola della civada, a cui si dava il nome di Controcivada. Cadde in disuso prima della civada, per le medesime ragioni. V. Civadera.

CivaderaCivadiera, (Term. ant.). — Civada. (Jal, s. Civadière). Garzoni (872): Civadera; Crescenzio (71, 82, 83): Zevadera, non Civada, Civadièra, Civadièro, come registra il Guglielmotti; Pantera (41): Zevedera; Sevadera (Gemelli Careri); genov. ant. Sivadea. (Jal). Il Corazzini ha anche venez. Zevadura (sbaglio per Zevadiera, come pare). (Il franc. civadière fu derivato dal provenz. civadiera, da civada «avena», essendo stata quella vela confrontata con un sacco d'avena: Dict. général. Nello spagnolo, cebadera [da cebada « orzo »] è il « sacco in cui si dà il cibo ai cavalli » e la « civada », nel portoghese cevadeira «sacco in cui si dà l'orzo [cevada] alle bestie» e «vela di prora». Si noti che il Guglielmotti era disposto a derivare civada da civàia, perché sospesa così alla testa del bastimento come il sacco delle civaie alla musoliera delle bestie. Siccome le altre lingue non conoscono una forma quale
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civada «civadiera» [malt. zivata: Jal] bisogna ammettere che i marinai italiani abbiano preso civadera, zevadera dallo spagnolo, e la abbiano accorciata in civada. Gl'idiotismi zevada e sevada, riportati dal Guglielmotti, sembrano rifatti sul portogh. cevadeira o sullo spagn. cebadera).

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