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Drizzagno (Polésine). — Dirittura di un fiume, letto di fiume diritto, naturale o artificiale, per cui una svolta dello stesso è abbandonata e l'acqua impaluda. (Riv. Geogr. It. XV 80). Venez. Drezzagno. (Anche « dirittura, rettilineo [di strada] »: da drizzare).

Drizzante. — Marinaio assegnato alle drizze. Parola del Guglielmotti, non usata.

Drizzare. — Sollevare verticalmente checchessia. — Volgere verso una determinata direzione. Poco usato. — (Sec. XV) DRIZZAR PRORA E VELA: dirigere la prora e orientare le vele per andare verso un luogo. (Querini, 1431; Jal).

Drizzata. — Per: Colpo o tratto di drizza, dato dal Guglielmotti, non usato.

Dròma. — Dara (v.). Anche Dòrma. — Còrso Droma: albero in genere, e pezzo dell'alberatura. (Dal franc. drome: Jal; Dict. général; Zeitschr. Rom. Philol. XXV 346; Valkhoff 118).

Dromado (Venez. ant.). — V. s. Dromone. (V. s. Dromeda).

Dromeda (Basso lat. sec. V o VI). — Palischermo affine al lembo (v.). (Jal: Thesaurus l. lat.). V. Dromone. (Lat. drŏmăs, drŏmădis « che corre, rapido al corso », greco δρομάς, da cui pure il venez. ant. dromado [v.]).

Dròmo1. — « Corso; quindi ciascuna di quelle pertiche con segnali in cima, piantate a giusta distanza per servir di guida ai bastimenti in luoghi pericolosi, vicino a terra, e mostrar loro il filone del passaggio e i bassi da fuggire ». (Guglielmotti). « Voce generica con cui si designano tutti quei segnali naturali o manufatti, o quelle particolarità del terreno che possono servire per riconoscere una costa da lontano. I dromi artificiali, che devono esser veduti in un ampio settore, si costruiscono a forma di parallelepipedo o di tronco di piramide. Generalmente sono bianchi ». (Bardesono). — Dromo (venez. sec. XV): luogo d'ormeggio delle navi. (Malipiero, 1495: Corazzini VII 318). (Dal greco δρόμων « corso; campo da corse; lizza, steccato; passeggio ». Il Venier [secolo XVI] usa la frase: esser in dromo a Prevesa, forse per « essere in corso, in via verso Prevesa » [Corazzini]; il Ramusio usa in dromo « in direzione » [Zaccaria, Raccolta 153, 203]).

Dromòmetro. — Solcòmetro (v.). (Guglielmotti). Termine forse mai usato.

Dromonarii (Plur.; Lat. sec. VI). — Ciurma dei dromoni. (Cassiodoro: Tommaseo e Bellini).

Dromonda (Term. ant.). — Dromone. (Guglielmotti). Anche Dromunda (Du Cange, s. Dromones), Dromondus. Dromundus (basso lat.). (Jal).

Dromone (Term. ant.). — Nave medievale da corsa e da guerra, a vela e a remi. Lunga 60 metri, larga 10; con tre alberi a vele basse quadre, due castelli, cento remi nei doppi ordini laterali. (Crusca; Jal; Guglielmotti; Corazzini). Anche nel Serdonati (Zaccaria, Raccolta 326). Anche Dromado (venez. ant.), Dromonda (v.). — Dromi (basso lat., palerm., 1144: Gloria Volg. illustre 130). — Dromone, Dromado: nomi passati dalla marina greca alla veneziana, e indicanti, nel secolo IX, molti bastimenti da guerra, e anche da trasporto, di forza e capacità diverse. Certi dromoni erano lunghi 175 piedi (= metri 60,78), avevano due coperte, e, oltre l'alberatura e quindi le vele, un ordine di remi collocati nella coperta inferiore, di modo che la superiore restava libera per i combattenti e per l'esercizio delle macchine guerresche. Alle estremità s'alzavano robusti castelli, il centro era conformato a trinceramento, nel quale stavano i soldati. Nel secolo XIII i dromoni furono aggranditi
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e resi più atti al corso per ben cento remi. (Mutinelli). V. Encicl. It. XXIV 344. (Dal lat. dromo, -ōnis « sorta di nave veloce », greco δρόμος [v. Jal]: Romania XXXI 415).

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