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Faràl (Triest.). — V. Feràl.

Faràticu1 (Sicil.). — Una delle camere della tonnara. I vocabolari siciliani non determinano con sicurezza quale sia il Faràticu, che il Traina (Vocabolarietto) definisce: La terza camera della tonnara. Foràtico, in forma it., è là Bocca, cioè la apertura esterna della tonnara. (Bardesono).

Faràticu2 (Sicil.). — Ramponiere (chi ferisce il tonno). — Facchino che trasporta i tonni all'appiccatoio. V. Bastagio, sicil. Vastasu di tunnara, Faràcicu.

Farca (Genov. sec. XV). — Falca. (1441: Jal; Guglielmotti). V. Farchetta (genov.).

Farcati (Sicil.). — Falche.

Farchetta (Genov.). — Falchetta.

Fardaggio (Term. ant.). — Fagotti, fascine, oggetti d'ogni genere, messi sul fondo della stiva, per preservare le merci dall'umidità e impedire che rotolino. Franc. Fardage, dallo Stratico tradotto con Fascine. (Ant. fardaggio « bagaglio, bagagliume »).

Fardello (Term. ant.): — Fardello di poppa: quartiere di poppa. — Fardello di prora: quartiere di prora. (Guglielmotti; Corazzini). Anche Fardo (Parrilli). Oggi Quartiere.

Fardetto (Term. sec. XVI). — V. s. Fardo (balla).

Fardo1 (Term. sec. XVI). — Balla a rotolo di pelle, colle testate rotonde, con entro un sacco di tela pieno d'aromi o di civaie. (Sassetti: Crusca). Nel Sassetti anche Fardetto. — Venez. Fardo de cafè: collo di caffè (in cuoio di bue). Genov. Fardo. (Il mercante fiorentino Balducci Pegolotti, nella prima metà del sec. XIV, scriveva che in più linguaggi si diceva torsello, fardello, balla, pondo, in fiammingo ghilla, e in sorianesco fardo [Crusca]: dall'arabo fard « carico del cammello »; anche spagn., portogh. fardo « balla »: Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 588; Wartburg, Franz. etym. W. III 418; Bloch, Dict. étym. I 290).

Fardo2 (Term. ant.). — V. Fardello. Fardo di poppa; Fardo di prora. (Parrilli.) (Non si sa se il franc. fard [de l'arrière, e de l'avant: v. Jal] sia dall'it. fardo, o viceversa, mentre fardello dev'essere dal senso di « ravvolto di panni » che ha tale voce).

Fare1 (Term. sec. XIV). — V. Faro (stretto). (Tommaseo e Bellini).

Fare2: — FARE ACQUA: imbarcare acqua di mare da una falla. — FARE L'ACQUA o L'ACQUATA: rifornirsi di acqua dolce. — FAR L'ARCO (sec. XVI): inarcarsi della chiglia. (Nic. Suriano: Jal, s. Scavezzar). — FAR ARME IN COPERTA (ant.): sulle galee, prendere l'assetto di combattimento. — FAR BARCA ARMATA (sec. XVII): v. s. Barca. — FAR LE BIGHE (ant.): guarnire le bighe. (Jal). — FAR BUTTAFUORI (sec. XVII): alzare la tenda con le capre dall'una e dall'altra banda. (Pantera, Vocab.). — FAR CAMERATA (ant.): vivere insieme. (Pantera). — FAR CAPO (sec. XVI): fare scalo. (Ramusio: Jal). — FAR CAPPELLO, CAPPOTTO, CUFFIA, SCUFFIA: capovolgersi d'una nave o imbarcazione. — FAR CARBONE: imbarcare la provvista di questo combustibile, occorrente per la navigazione. Anche Carbonare. V. Buncherare. — FARE IL CARRO: v. s. Carro. (V. Jal). — FARE IL CARRO CON LA VELA (ant.): v. s. Carro. Venez. Butar da brazzo (v. Brazzo). — FARE IL CARRO A SECCO (ant.): v. s. Carro. — FARE UN CARRO E L'ALTRO: v. s. Carro. — FAR LA CATARDA: V. S. Catarda. — FAR CICOGNA (venez. sec. XVII): v. Far l'huomo alla penna. (Pantera). — FAR DORMENTE: v. s. Dormiente. — FAR FORZA: su d'un cavo: tirarlo. Sui remi: vogare con forza. (Pantera, ecc.). — FAR FORZA DI VELE: aumentare la velatura. — FARE I FRANCHI: inviare per diporto a terra, gli uomini franchi. V. s. Franco. — FAR FUORI IL PALAMENTO (ant.): sulle navi del periodo remico: armare i remi. — FAR GALA: v. s. Gala. (Fincati). — FAR GETTO o GETTITO: v. s. Getto. — FAR GRISELLE (venez. ant.): salire sulle sàrtie. (Andar a riva, far griselle e ascendere; tutto è lo stesso: Introd. all'arte naut., Venezia, 1715: Jal).
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FAR L'HUOMO ALLA PENNA (ant.): sulle galee, porre un uomo, convenientemente imbragato, all'estremità superiore d'una antenna (penna) per far da vedetta. Anche Far cicogna (v.). — FAR LASCIARE: nella manovra per salpare l'àncora, fare l'ultimo sforzo per svellerla dal fondo. — FAR LA LOGGIA (sec. XVII): raccogliere la tenda sul mezzanino, lasciando le capre alberate dove si trovano. (Pantera). — FAR MARGARITA O MARGHERITA: v. s. Margherita. — FAR LA MEZA LUNA (ant.): sulle galee, distendere metà della tenda. (Pantera). — FAR NAFTA: imbarcare la provvista di questo combustibile. — FAR LE ORECCHIE D'ASINO: v. Far le orecchie di lepre. (Pantera). — FAR LE ORECCHIE DI LEPRE (sec. XVII): v. s. Dosso e bisdosso e s. Carro. — FAR IL PASSARINO (sec. XVII): far passar l'oste alla mezzania. (Pantera). — FAR PENNELLO DI UN'ÀNCORA: di un'àncora che trovasi nella sua posizione di sgombro, lateralmente alla prora, quando si scioglie la legatura che la tiene orizzontale (serrabozze delle marre) e si dispone verticale sotto la grua del cappone, lasciandola in potere del serrabozze della cicala (piccaressa). La manovra è relativa alle àncore del tipo tradizionale, col ceppo: la posizione di sgombro dell'àncora moderna senza ceppo è nel proprio occhio di cubìa. — FAR PORTARE: per un veliero, vale poggiare alquanto, affinché le vele che non ricevono bene il vento, o che fileggiano, o che stanno per prendere a collo, ritornino a gonfiarsi bene. V. Portare. — FAR PRESA, BUONA PRESA: dell'àncora quando morde il fondo. — FARE IL PUNTO: in navigazione, determinare in qualsiasi istante la posizione geografica della nave: punto osservato, punto rilevato, punto radiogoniometrico. V. s. Punto. — FARE ROTTA: mettersi in cammino in una data direzione. — FAR SCALA: (venez. sec. XVI-XVIII): V. Fare scalo. (Garzoni [874]; 1663, 1715: Jal). — FARE SCALO: sostare in un porto per compiervi operazioni d'imbarco di merci e passeggeri. — FAR SERVIRE (le vele): per un veliero in panna, la manovra occorrente per riprendere la navigazione: ossia cambiare l'orientamento delle vele che sono a collo, in modo che il vento abbia su di esse l'azione favorevole al cammino in avanti. V. Panna. — FAR LE TENDE: distenderle. — FAR IL TERZAROLO (sec. XVII): raccogliere un terzo della vela, legandolo all'antennale. (Pantera, 1614: Jal). — FAR TESTA: dicesi della catena d'una àncora quando è venuta in tensione, dopo che l'àncora ha fatto presa e la nave ha presentato la prora al vento o alla corrente. In generale di qualsiasi ormeggio quando è venuto in forza. — FAR LA TUBIERA: sulle navi a vapore, pulire l'interno dei tubi scaldatori delle caldaie a tubi di fiamma o dei tubi evaporatori delle caldaie a tubi d'acqua. (Per celia, i marinai usano tale espressione nel senso di « prendere un purgante » per associazione d'idee con la forma tubolare dell'apparato digerente). — FARE UNA VELA: spiegarla, bordarla. (Jal, 1607, ecc.). Esempio: Fare la maestra, il trinchetto, ecc. — FAR VELA: lasciare un ancoraggio spiegando le vele. (Già nel Cadamosto, ecc.). — FAR VELE: spiegare altre vele. (Fincati). — FAR VIA: durante un'accostata della nave, far cessare questo movimento angolare mediante opportuno uso del timone, fermando la prora in una determinata direzione, e proseguire dritto in questa. — FAR LA VOLTA: V. s. Carro. — Genov. FÂ FORSA DE VEIE: far forza di vele (v.). — Genov. FÂ RANCIO o GAMELLA: mangiare insieme.

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