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Fornellare (Term. ant.). — Affornellare i remi. (Pantera, 1614: Jal). (Dall'it. lo Jal deriva il franc. ant. fourneler, e fourneladou [anche provenz.]: da fornello [v.]).

Fornello. — Frenello. Il Guglielmotti lo accoglie come idiotismo. — (Sec. XV-XVIII): Fornello de remo: v. s. Frenello. Provenz. Fourneladou. (Jal). — (Ant.): Fornello del timone: frenello del timone: v. s. Frenello. Venez. Fren o Fornèlo del timón. (Da frenèllo. V. Fornellare).

Fornire (una nave). — Attrezzarla. Senso dato dal Corazzini, che non è dell'uso, né è provato da scritti, mentre in carta pisana è usato: barca fornita (basso lat.).

Fornitore (Term. ant.). — Chi forniva certi oggetti per servizio della marina. (Stratico, Appendice). V. Provveditore.

Forno1. — Ciascun focolare delle caldaie a vapore (altare, graticola, cenerario, porta). — Forno per la panificazione: le navi, eccetto le piccolissime, ne sono munite. Vi si cuoce il pane per tutte le persone imbarcate. Un tempo, nel forno, che faceva parte della cucina, si cuoceva il pane per la tavola di poppa e per l'ospedale. (Guglielmotti).

Forte1 (d'una nave). — Nello scafo di una nave, la parte che lungo i due fianchi presenta la massima larghezza; e più precisamente dicesi Linea del forte la linea che sulla ossatura della nave congiunge tutti i punti di massima larghezza dei suoi quinti. Tale linea in una nave ben costruita risulta alquanto al di sopra della linea di galleggiamento, e segna una zona di maggior resistenza, e come di freno agli sbandamenti. (Da ciò il nome).

Forte2 (alla banda). — D'un veliero che ha molta stabilità e regge bene la velatura, senza sbandare eccessivamente dal lato di sottovento.

Fortegide (Term. ant.). — V. s. Fortico.

Forteto (Term. dei pescatori del Tirreno). — Fortiera. (Forteto « boscaglia fitta e bassa », nei vocab. it.).

Fortezza. — Ciascuno dei pezzi di tela, opportunamente sagomati, che si cuciono sulle vele per aumentarne la resistenza nei punti di maggiore sforzo e logorio (batticoffa, bende dei terzaroli, ecc.). Anche Rinforzo, Gherone.

Fortezzare. — Secondo il Bustico esiste anche questo verbo nel senso di: Mettere un rinforzo di tela (fortezza) agli angoli delle vele.

Fortico (Term. sec. XII-XV). — Nave oneraria. Anche Fortigo e Fortegide. (Corazzini).

Fortiera. — Zona del fondo del mare formata di scogli duri e taglienti o di pietra viva, dove le àncore non trovano buona presa e gli ormeggi possono subire dei danni. Anche Forteto. (Guglielmotti). Secondo il Corazzini pure Fortiere. Ancon. Asparetto (V. s. Asprèo). — Basso fondo o secca di pietra presso la riva. (Guglielmotti).

Fortigo (Basso lat. "). — V. Fortico.

Fortore. — Fondo di pietra o di scoglio. Usato dai marinai, secondo il Guglielmotti, ma questi è forse in errore.

Fortuna1 (Term. disus.). — Vento fortissimo. — Tempo burrascoso. (Fincati). — (Sec. XIII, ecc.): tempesta di mare. Anche Fortuna di mare o del mare, v. Fortunale. (V. Crusca). — Fortuna di tempo (sec. XIV): temporale (G. Villani). — Fortuna di vento (sec. XVII): nodo di vento. (Bartoli). Oggi la voce è adoperata soltanto nelle seguenti espressioni: — Alberi, Pennoni di fortuna: pezzi di alberatura che si sostituiscono provvisoriamente ad alberi e pennoni perduti durante un cattivo tempo (un alberetto a un albero di gabbia, un pennone di velaccio, opportunamente allungato, a un pennone di gabbia, ecc.). — Timone di fortuna: quello che si può improvvisare con i mezzi di bordo (travi, lamiere, corde) in sostituzione del timone perduto. — Vele di fortuna: v. Vele di cappa, s. Cappa. — Prova di fortuna: dichiarazione che il capitano d'una nave mercantile fa dinanzi al tribunale, per attestare che un'avaria della nave o del carico fu causata da forza maggiore, e quindi non è da imputarsi a colpa sua o dell'equipaggio.

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