Gabbiere. — In origine sulle galee ed altre navi del periodo remico, ciascuno dei marinai agili ed esperti che si mandavano in alto, nella gabbia, a far da vedette.
— Nel periodo veliero, la voce si è estesa a designare (ed è tuttora in uso sui velieri) quei marinai fisicamente idonei e addestrati a lavorare con sicurezza e rapidità sull'alberata. Essi sono addetti al maneggio delle vele e di tutte le parti dell'alberatura, alla manovra delle àncore e a tutti i lavori e servizi marinareschi.
Sulle navi veliere del passato l'addestramento dei gabbieri era fatto con la più grande cura, e si cercava di specializzarli nei lavori delle diverse parti dell'alberata, dando loro dei nomi che da quelle derivavano.
Così si ebbero:
Gabbieri di maestra: quelli dell'albero di destra;
Parrocchettieri: quelli dell'albero di trinchetto;
Mezzanieri: quelli dell'albero di mezzana;
Fioccanti: quelli dell'albero di bompresso (da
fiocco. [v.]).
(Gabbiero [in rima con arciero], gabbiere [in rima con vedere] in Francesco da Barberino [sec. XIII]; 1397: gabierj [Stat. d'Ancona: Jal]; Consol. mare: cabieri [Corazzini VII 321]).
Gabbiola (Term. ant.). — Piccola vela quadra che, con bel tempo e vento in poppa, le galee spiegavano al disopra dell'antenna di trinchetto. Prendeva anche i nomi di Uccellina, Gabbia volante, Trinchetto di Gabbia. Oggi la voce è usata soltanto nella denominazione della
Goletta a gabbiola (v.).
Gabbione1. — Secondo il Guglielmotti vale « Grande vela di gabbia », ma non esiste un tale accrescitivo. Ogni veliero ha delle gabbie proporzionate alla sua grandezza.
Gabbione2. — Specie di cesta cilindrica, intessuta di vinchi o di verghe pieghevoli, alta da 3 a 4 metri circa, larga da 1 a 2 metri, la quale, riempita di terra, serve nei ripari delle costruzioni idrauliche. (Canevazzi; Forti, Diz. agric.). V.
Burga,
Buzzone.
Gabia (Basso lat., genov. sec. XIII). — Gabbia. (1264; 1268: Jal).
Gaccio. — Giacchio. (Dabovich).
Gaeta1 (per le bale) (Venez. ant.). — Sulle navi da guerra, il deposito delle palle da cannone, sito nella stiva.
(Cfr. venez.
gaón [v.]).
Gaettone. — Sulle navi, nel servizio di navigazione, ciascuno dei due periodi di guardia che, unici tra gli altri di quattro ore l'uno, hanno la durata di due ore:
—
Primo gaettone: dalle 16 alle 18.
—
Secondo gaettone: dalle 18 alle 20.
Questa divisione in due parti dell'intervallo tra le 16 e le 20 ha lo scopo di evitare che ciascuna metà dell'equipaggio faccia ogni giorno la guardia nelle medesime ore: ciò avverrebbe se tutti i periodi di guardia fossero di quattro ore l'uno.
(Stratico [1813]: gaetone, Guglielmotti: gavettone, forma disus.; venez. gaetón, gaitón, sicil. guaituni: da un ant. *guàita « guardia » [catal. ant. guayta « guardia, marin. »: Jal]. Le forme con ga- sembrerebbero derivate dal provenz., o dal franc. ant. gaita [basso lat.: Du Cange] « guardia », gaite, ecc. [Dict. général; Bezzola 152-154], ma un franc. gaëton è dato solo dal Parrilli [1866], e un g per gu da w è pure possibile in Italia [Prati, Arch. Glott. XVIII 222-223]).
Gaffa. — Gancio d'accosto. (Casaccia; Corazzini; Bardesono). Gaffa è termine genovese. Il Guglielmotti ha Gaffe (masch.): (Stratico; Randaccio). Franc. Gaffe (femm.). Anche Anghiere, Mezzomarinaro.
(Sicil. gaffa « staffa; piegatello; grappa; bandella; incastro »; genov. gaffa « grappa », spagn. gafa « uncino », it. sec. XVII: gaffare « ghermire », gaffo « presa, il ghermire » [Oudin]: dall'arabo kaffa, indicante cosa incavata e rotonda: De Gregorio e Seybold, Studi Glott. III 237; Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 994).