Pagina 298

GhelandraGhelandria, (Term. ant.). — V. Chelàndia.

Ghendolizar (Venez. sec. XVI). — Il Corazzini lo dà per Gondolàr, ma non è voce marinaresca, perché Ghendolizar, usato dal Calmo, corrisponde a Gondolàr nel senso di «Adescare». (V. Boerio).

Gherbino (Term. ant.). — V. Garbino. (Latini; Matteo Villani; Ramusio; Tommaseo e Bellini; Jal). V. Agherbino.

Gherlino. — Cavo torticcio (v.). Commesso alla maniera delle gómene, cioè commesso due volte, ma meno grosso di quelle. Si adopera per tonneggio, per rimorchio, per ormeggio d'ancorotto. Anche Mingherlino. — Gherlino a coda di topo: dicesi di gherlino terminato in punta, onde poter farlo passare facilmente per qualche buco senza che si disfaccia per lo sfregamento. Genov. Gherlìn a côa de ratto. (Carlino e gherlino nello Stratico [1813], gherlino nel Parrilli, genov. gherlìn, grelìn [Olivieri, 1851], venez. gherlìn, garlìn, sicil. gherlinu: dal franc. antiq. guerlin, [dal 1634], moderno grelin. Carlino e mingherlino sono rifoggiamenti d'impronta popolare, mentre il còrso ciarlu sembrerebbe venuto dal francese; senonché non si conosce una parola francese da cui possa esser derivato. Su gherlino sono rifatti gherlo, gerlo. Per questo ultimo non si può pensare al lat. gĕrŭlus « di oggetto che porta », data la modernità di dette voci, malgrado resti oscuro il g di gerlo).

Gherlo. — V. Gerlo.

Gherone. — Fortezza (v.).

Ghia1. — Cavo inferito a uno o due bozzelli, che si adopera per manovre correnti dei pennoni e delle vele, o per sollevar pesi. — Ghia semplice: cavo inferito in un bozzello semplice fisso. — Ghia doppia: cavo inferito in due bozzelli semplici, l'uno fisso e l'altro mobile. — Ghia del ventrino: cappello (v.). — Ghie della biancheria: sono quelle destinate ad alzare i rastelli sui quali l'equipaggio appende ad asciugar la biancheria lavata. — Ghia (venez.): cavo, a guisa di vento, usato per stabilire qualche bastone, come quello di fiocco o d'altro. (Gia del Boerio è sbaglio di stampa, come prova anche il suo posto alfabetico. Il Contarini ha Ghia). (Stratico, 1813; venez., genov. ghia [Jal]; spagn. guia, da cui deriva forse la parola italiana. Dallo spagnolo anche il sardo ghia « guida [persona] ». Ma converrebbe conoscere l'antichità del termine marinaresco, che potrebbe pure essere sorto in Italia [cfr. per il gh- di ghia: Prati, Arch. Glott. XVIII 223]).

Ghiaccio. — L'acqua del mare va soggetta a congelarsi nelle latitudini molto elevate, e la sua superficie si converte in una pianura di ghiaccio la cui spessezza giunge talvolta fino a 2 o 3 metri di profondità. A 50° di latitudine è cosa ordinaria vedere i fiumi, i laghi e anche le rive del mare ricoprirsi di ghiaccio nella stagione invernale. A 60° di latitudine boreale i mari interni, i golfi e le baie si gelano per tutta la loro superficie. Ma nei mari polari è ben altra la intensità dei ghiacci; dappoiché questi offrono l'aspetto d'immense pianure, sormontate di tratto in tratto da colline e da montagne alte fino a 60, 70 metri e la cui base si immerge per più metri entro l'acqua. — Àncora da ghiaccio: per ancorarsi in mezzo ai ghiacci. — Parabordi da ghiaccio: per difesa contro i ghiacci. — Sega da ghiaccio: usata per segare il ghiaccio. V. anche s. Banco; Banchiglia; Borgognone.

Ghiaia. — Serve a volte per zavorra.

Ghianzeruòla (Forma sbagliata). — V. s. Ghiazzeruola (ant.).

Ghiareto. — V. s. Greto.

Ghjazzeróla (Còrso). — V. s. Ghiazzeruola (ant.).

Ghiazzeruola (Term. sec. XIV). — Sorta di nave antica. (G. Villani: Crusca, IV impressione; Tommaseo e Bellini). Non Ghianzeruòla, come ha il Guglielmotti. La voce si conserva nel còrso: Ghjazzeróla, Jazzeróla, non definita dal Falcucci.

| p. 297
p. 298
p. 299 |