Guardiamarina1 (Masch.). — Primo grado d'ufficiale nel corpo dello stato maggiore della regia marina, pari al sottotenente dell'esercito.
Già Alunno, Aspirante, Cadetto, Nobile di poppa.
(Nella V impressione della Crusca guardia marina. Dallo spagn. guardia marina [dal 1717], passato al napoletano, e poi alla lingua marinaresca italiana, essendo stato registrato dal Parrilli [Guglielmotti]. Guardia marina « aspirante di marina » è però già nello Stratico [1813, Appendice]. Nel francese garde-marine fu in uso sino al 1789).
Guardiano1. — Ciascuno degli uomini che hanno cura dei bastimenti in disarmo nei porti o fuori di servizio per altri motivi. (Stratico; Laugieri; Guglielmotti).
— Ufficiale che ha la sorveglianza d'un porto: registra gli arrivi e le partenze, e assegna e mantiene a ciascuno la sua posta di ormeggio. (Guglielmotti).
Oggi non è più un incarico specifico, ma esso rientra negli altri compiti affidati all'ufficiale di guardia.
—
Guardiano della santabarbara.
—
Guardiano di magazzino: v.
Guardamagazzini.
—
Guardiano d'un molo di sbarco. (Laugieri).
— Venez. ant.
Guardian del porte: guardiano dei boccaporti. Portae custos presso Pietro Martire d'Anghiera (sec. XVI). (Jal).
Guardiano2. — Àncora che serve per sperimentare, di notte, se le àncore arano. (Fincati).
— (Sec. XVII): terza e quarta àncora adoperata a poppa in caso di burrasca. (Crescenzio, 1602; Pantera, 1614: Jal).
Guardiano3. — Molo di difesa contro venti e correnti. (Guglielmotti).
Guardiapesca. — Agente per la sorveglianza della pesca e dei relativi servizi sussidiarii.
Guardie (Term. sec. XVII). — Le stelle dell'Orsa Minore, e in particolare le due che seguono alla Stella Polare, per mezzo delle quali i marinai la riconoscono. (Falconi, 1612: Crusca). Anche Guardiani (Ramusio, sec. XVI: Zaccaria, Raccolta 83, Elemento iber. 477: Guardinai, per isbaglio). (V. Stratico). Spagn. Guardas.
— Il
Guardiano nel Crescenzio (1602, p. 269) dev'essere la stella
Arturo (v.).
— I marinai veneziani chiamano Guardie le tre stelle più vicine alla Stella Polare. (Boerio).
Guardieri. (Term. disus.). — Vedette. (Stratico; Fincati).
Guardino. — «Ciascuna di quelle catenuzze o funicelle, con le quali si alzano e si tengono aperti i portelli dei cannoni o delle camere nei bastimenti». (Stratico; Guglielmotti).
Nel naviglio moderno non si usano più, dati i diversi sistemi di portelleria e i diversi criteri per l'ubicazione e sistemazione degli impianti di artiglieria.
—
Guardini: guardamani (I signif.). (Fincati). (Cfr. lo spagn. guardín, con significati affini).
Guardiola. — Garitta per ponti di navi corazzate. Così il Corazzini, ma è termine che non si usa. V. Carrozza.
Guarnimenti. — Indicazione generica di tutte le ferramenta per passacavi, del bozzellame e dei sistemi funicolari occorrenti per sistemare a posto le varie parti dell'alberata di una nave (alberi, pennoni, bompresso, picchi, bome ecc.), o di una imbarcazione, e di alberi per antenne marconigrafiche, o per segnalazioni ottiche, e per fissare a dette parti le manovre dormienti e correnti.
Cristoforo Da Canal (venez., 1557 o 1558): Garnimenti (de' corpi delle gallie). (Jal).
Guarnimento. — L'operazione per mettere a posto i guarnimenti per guarnire.
— L'insieme dei guarnimenti, o anche genericamente, uno qualsiasi di essi.
Anche Guernimento. V.
Guarnitura.
Guarnire. — Mettere a posto i guarnimenti di un'alberata. V.
Attrezzare.
Approntare all'impiego, completandoli di accessorii, taluni mezzi di lavoro, meccanismi,
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armi ecc., anche per metterli in opera. Guarnire una bozza, una braca, un paranco, un albero di carico, una grua, un àrgano, un mulinello d'afforco, una torpedine da rimorchio, un paramine, ecc.
— Mettere a posto le guarnizioni o guarniture di un organo di macchine, di macchinarii o di armi. Guarnire una valvola, un pressatrecce, una portella di siluro, ecc.
—
GUARNIRE UNA NAVE: attrezzare, corredare una nave. Stratico: Guernire. Oggi è più usato Dotare.
— Disus.
Guarnisci!, e
Vira!Guarnire : voci di comando perché si avvolga il cavo all'àrgano, e indi virare.
— Disus.
Guarnisci i paranchi di cima al pennone e le candelizze!: voce di comando che si dispongano le accennate manovre, per issare la barcaccia a bordo, o maggiori fardelli. (Guglielmotti).
Oggi per tali manovre si adoperano gli alberi di carico.