Mare1. — Termine indicante tutti gli spazi d'acqua della Terra, ad eccezione delle acque continentali (laghi e corsi d'acqua).
— In particolare il termine di Mare è riservato a quei bacini che, sia per il regime delle temperature, sia per il sistema delle correnti o delle maree, hanno spiccate caratteristiche individuali. (Encicl. It. XXII 264).
Secondo l'uso comune il termine Mare è riservato alle minori distese di acqua che dipendono dai tre oceani principali e che hanno una loro propria individualità, nonché a talune appendici dell'oceano che non hanno caratteristiche proprie.
—
Mare fu nome applicato dagli scrittori (Dante, ecc.) a uno o all'altro dei laghi della Palestina. Ora sopravvive il nome di Mare morto. (V. Crusca).
— Ancon., zarat.
Mare: mare grosso. Ogi è mare: oggi il mare è burrascoso.
—
Alto mare: v. s.
Alto. (Dante, ecc.: Crusca). V.
A mare alto (a p. 436),
Pèlago.
—
I due mari: l'Atlantico e il Pacifico. Parlando dell'Italia: il Tirreno e l'Adriatico.
436
—
A mare alto: al largo, a mare largo, fuori vista di costa. L'alto mare, secondo il diritto internazionale, è quello sottratto alla sovranità dei singoli stati, e quindi inoccupabile giuridicamente, in contrapposto al
mare territoriale (v.). V.
Mare magnum;
Pèlago.
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In largo mare (ant.): al largo. (Tommaseo e Bellini).
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A mare largo: a mare alto.
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Poco mare (ant.): del mare poco agitato. (Pulci).
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Mare adiacente: mare marginale.
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Mare agitato: con solcature ben distinte, ma non troppo profonde.
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Mare alto fu usato per « Mare tempestoso ». (Crusca).
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Mare aperto: non chiuso, cioè fuori di un porto, di una rada, di uno stretto.
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Mare buono: mare in istato da potervi navigare. (Crusca).
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Mare in calma: del tutto tranquillo. (Imprese nav. 105: Zaccaria, Raccolta 127).
—
Mare calmo: perfettamente tranquillo.
—
Mare chiuso: mare interno.
—
Mare chiuso (ant.): mare in cui è vietata la navigazione e il commercio. Contrario di Mare libero. (Botta).
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Mare costiero: v. s.
Costiero.
—
Mar de fele (venez. ant.): v. s.
Fele.
—
Mare fresco: di mare che provi vento gagliardetto. (Luca Pulci: Crusca). Non si usa: fresco si dice del vento, non del mare.
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Mare galleggiante:
mar di sargassi (v.).
—
Mare al giardinetto: mare ondoso in direzione del giardinetto della nave.
—
Mare grosso: come termine meteorologico più proprio, usato per le notazioni necessarie ai naviganti, indica quello stato ondoso del mare a cui nella scala convenzionale della forza, che va da 0 (calma perfetta) a 9 (tempestosissimo), corrisponde il n. 6.
Per l'aeronautica, a cui interessa conoscere per gli ammaraggi anche la forma delle onde, la notazione di mare grosso viene completata così:
con onde moderate,
con onde alte,
con onde lunghe,
con onde irregolari.
(Istruzioni dell'Istituto Idrografico della Regia Marina per le osservazioni meteorologiche).
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Mare increspato: v. s.
Onda.
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Mare incrociato: stato della superficie del mare che si forma quando il vento genera delle onde che provengono da direzione differente da quella del mare morto preesistente. V.
Onda incrocicchiata.
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Mare interinsulare: v. s.
Mare interno.
—
Mare interno: quello che comunica con l'oceano per uno stretto passaggio (Mar Rosso, Golfo Persico, Mar Baltico, ecc.).
Tra i mari interni hanno speciale importanza i Mari mediterranei (Artico, Mediterraneo Romano, Americano e Australasiatico, quest'ultimo detto anche Mare interinsulare, perché quasi racchiuso da isole).
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Mare interno propriamente detto: quello che non ha comunicazioni navigabili con un mare aperto, oppure vi è congiunto a mezzo di un fiume o di un canale (Mar Caspio, Mar Morto, i Grandi Laghi).
—
Mare di latte o
Mare di neve è detto il mare fosforescente, durante il giorno, per la tinta che mantiene costantemente.
—
Mare leggermente mosso: increspato.
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Mare di leva: che induce a partire. (Guglielmotti). Tommaseo: Leva di mare; per errore.
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Mare libero: mare da potersi navigare liberamente non essendo soggetto alla sovranità di singoli stati. V.
Mare territoriale.
—
Mare litorale: che bagna il litorale di uno stato.
—
Mare lungo: v. s.
Mare morto e
Leva. Còrso: Mare lôngu. Franc. Mer longue.
—
Mare magnum (lat.): mare oceano.
Secondo il Diritto internazionale (definizione del Grotius) significa: Alto mare o Mare libero, in contrapposto a Mare territoriale.
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Mare marginale: quello la cui comunicazione con l'oceano avviene su un'area assai ampia (Mare del Nord).
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Mare mediterraneo: circondato da terre, ma con comunicazioni navigabili verso mare aperto. (V. Crusca; Tommaseo e Bellini, ecc.). V. s.
Mare interno.
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Mare molle: v. s.
Molle.
—
Mare molto agitato: molto disturbato, con solcature profonde. V.
Mare grosso.
—
Mare molto grosso: mare con solcature profonde, anche con rapido e tempestoso.
437
—
Mare morto: onde a lungo periodo, senza vento, poco appariscenti, ma rese sensibili dal movimento di rollio e di becchéggio che imprimono alle navi. Tale stato della superficie del mare sussegue generalmente a un periodo di mare agitato, e, in tal caso, è più propria la denominazione di Mare morto. Talvolta invece le suddette onde precedono l'arrivo del vento dal largo e il formarsi del mare agitato e, in tal caso, è più propria la denominazione di Mare lungo.
Per Mare morto si usa anche Mare vecchio, venez. Mar vècio, sicil. Mari mortu, Mari vecchiu.
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Mare mosso: di mare che muove le boe e le imbarcazioni.
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Mare netto: libero da scogli e da altre insidie. Anche Mare pulito. V.
Mare sporco.
—
Mare di neve: mare di latte.
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Mare nostro: in antico Mare nostrum indicò il Mediterraneo. (Giambullari). Oggi Mare nostro indica l'Adriatico.
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Mare oceano (ant.): oceano. (Dante: Crusca). Il Mare magnum di mappamondi dell'età di mezzo, circondante tutt'all'intorno la terraferma.
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Mare a pecorelle: con piccole onde spumose.
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Mare periferico: quello la cui comunicazione con l'oceano è stabilita attraverso un cordone di isole (Mare di Bering, del Giappone, ecc.).
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Mare piscatorio: zona distinta da quella del mare territoriale, e soggetta alle leggi sulla pesca. (Bustico).
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Mare polare: v. s.
Polare.
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Mare profondo: di profondità notevole.
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Mare di prora o in prora: che viene dalla direzione della prora, cioè opposta alla rotta della nave. (Mare di prora nel Corazzini).
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Mare pulito: mare netto.
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Mare quasi calmo: appena increspato.
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Mare quieto o cheto: mare calmo. (Crusca).
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Mar di sargassi: estesissima prateria galleggiante, formata da due specie di alghe, tra le Azzorre, le Canarie, le Bermude, nell'Oceano Atlantico. Anche Mare galleggiante (disusato), Marerboso.
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Mare scemo (disus.): massimo abbassamento del mare durante la bassa marea. (Parrilli).
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Mari secondari: vecchia denominazione dei mari ora distinti in mediterranei e marginali.
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Mare di sopra (ant.): mare Adriatico.
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Mare di sotto (ant.): mare Mediterraneo.
Ambedue rispetto all'Italia. (Tommaseo).
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Mare di Spagna: così vengono chiamate le acque che bagnano la costa occidentale della Sardegna.
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Mare sporco: ingombro, per scogli o altre insidie. Nell'Adriatico consiste nella formazione di enormi masse gelatinose natanti a pochi metri dalla superficie del mare, dovute all'opera di microorganismi, e ostacolanti la navigazione da pesca.
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Mare tempestosissimo: più che tempestoso.
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Mare tempestoso:
mare molto grosso (v.).
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Mare territoriale: secondo il diritto internazionale marittimo, zona di mare costiero al quale si estende la sovranità dello stato a cui appartengono le coste. Il suo limite verso l'alto mare, detto Linea di rispetto, era anticamente definito come quello che corrisponde alla gittata delle artiglierie costiere, ma è stato sempre oggetto di controversie, sicché anche oggi l'ampiezza della zona territoriale varia da stato a stato.
Per l'Italia è di sei miglia rispetto alla guerra e alla neutralità, di dieci rispetto alla sorveglianza doganale. Per l'Inghilterra è di tre miglia marine.
Per i golfi, baie, seni, prevale la dottrina che essi fanno parte dei territori dell'unico stato che ne possiede le coste, quando la loro entrata non ecceda le 10 miglia marine; in caso contrario fanno parte del Mare libero, salvo le zone di mare territoriale che ne contornano le coste. Se le coste appartengono a più stati, si considerano come Mare libero.
Anche Acque territoriali.
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Mare al traverso: mare con onde che percuotono i fianchi del bastimento, mentre si naviga. Nel Pantera (1614) Mar traverso.
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Mare turbato: mare agitato. (Crusca).
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Mare vecchio: mare morto.
Mar (venez.):
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Mar bonazzà: mare abbonacciato.
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Mar in borasca: mare fremente.
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Mar quieto: smaccatissimo.
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Mar senza fondo: che ha abissi profondissimi.
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Mar vècio: mare vecchio, agitato (resto di tempesta).
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Gran mar: acqua alta, empifondo.
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EL MAR SCOMENZA A FARSE SENTÌR: comincia la burrasca.
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PATÌR EL MAR: soffrire il mal di mare.
Mâ (genov.):
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Mâ senza fōndo: mare con abissi profondissimi; dicesi dell'oceano.
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Vento de mâ: vento di sotto, dal largo.
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ANDÂ PER MÂ: navigare.
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BÜTTÂ IN MÂ: far getto.
—
BÜTTÂ IN MA ÜN BASTIMENTO: vararlo.
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CACCIÂ IN MÂ: far gettito. (Frisoni).
—
PATÎ Ō MÂ: soffrire il mal di mare.
Mari (catan.):
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Corpu di mari: ondata.
—
Lu mari arraggia: quando il vento muta tosto, dopo una tempesta.
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Lu mari si jetta a menz'aria: quando è fortemente agitato.
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Lu mari fa li palummeddi: il mare fa le pecorelle.
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Araldica del mare: v.
Araldica.
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Ardor de mar (venez.): v. s.
Fosforescenza.
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Arte del mare: v. s.
Ordine del mare.
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Battimento del mare (v.).
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Benedizione del mare (v.).
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Brezza di mare: v. s.
Brezza.
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Capitano di mare: v. s.
Capitano.
—
Capitoli del mare: consolato del mare.
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Capo di mare (ant.): v. s.
Capo.
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Ciurma di mare: v. s.
Ciurma.
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Colore del mare (v.). V. anche
Tinta.
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Colpo di mare (v.).
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Conservatori del mare (ant.). (v.).
—
Consuetudini del mare (v.).
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Controversia di mare (v.).
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Corte del mare (ant.): v. s.
Corte.
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Costumi del mare (v.).
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Crescente del mare (sec. XVI, XVII) (v.).
—
Cronache del mare: v. s.
Servizio di stampa.
—
Curia del mare (ant.) (v.).
—
Dieci del mare (ant.) (v.).
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Dogana di mare (v.).
—
Dominio del mare: v.
Padronanza del mare.
— Fioli di mar (venez. sec. XVI) (v.).
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Fortuna di mare, del mare: v. s.
Fortuna.
—
Frutti di mare (v.).
—
Galantarìe de mar (venez.) (v.).
—
Generale di mare (ant.): v. s.
Generale.
—
Generalissimo di mar (venez. ant.): v. s.
Generalissimo.
—
Gente del mare: v. s.
Gente.
—
Geografia del mare (v.).
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Gora (del mare) (letter. ant.): v. s.
Gora.
—
Grassume de mar (venez.) (v.).
—
Guida del mare (v.).
—
Incasso di mare (v.).
—
Ladro di mare: v. s.
Ladro.
—
Ladrone di mare (v.).
—
Lettera di mare: v. s.
Lettera.
—
Letto del mare: v. s.
Letto.
—
Levata del mare (v.).
—
Levrieri del mare (v.). Questo termine è adoperato da qualche scrittore per indicare i moderni incrociatori leggeri velocissimi.
—
Libertà dei mari: v. s.
Libertà.
—
Livello del mare: v. s.
Marea.
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Luminaria da mar (venez. sec. XV, XVI) (v.).
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Lupo di mare (v.).
—
Ordine del mare (v.).
—
Origlia del mare (ant.) (v.).
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Pace di mare (ant.): v.
Pace.
—
Padronanza del mare (v.).
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Parco di mare: v. s.
Parco.
—
Passatore di mare (ant.): v. s.
Passatore.
—
Pericoli di mare (v.).
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Rabbia del mare: v. s.
Rabbia.
—
Rapina del mare (v.).
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La regina dei mari (stor.): Venezia.
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Regole di mare (v.).
—
Relitti,
Ributti del mare (v.).
—
Schiuma di mare (v.).
—
Serpente di mare (v.).
—
Sposalizio del mare (v.).
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Stella del mare (v.).
—
ALZARSI DAL MARE: v. s.
Alzare. Ma più propriamente: di terra, castello, nave che si solleva dall'orizzonte del mare, di mano in mano che la nave si avvicina all'oggetto considerato.
—
ANDAR SOPRA MARE (ant.): navigare. (Esopo senese: Crusca).
— CONOSCERE IL MARE (v.).
—
CORRERE IL MARE: navigare per lunghi periodi di tempo e in mari lontani. V. s.
Correre.
—
CORSEGGIARE IL MARE: v. s.
Corseggiare.
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—
CREDERE AL MARE: quando promette bene, non è minaccioso. Lui non credeva al mare.
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ENTRARE IN MARE (ant.): imprendere un viaggio per mare. (Crusca). Anche Mettersi in mare.
—
ESSERE ROTTO IN MARE (ant.): naufragare. (Tommaseo e Bellini).
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ESSERVI MARE: fare mare.
—
FAR MARE (ant.): essere il mare alquanto agitato.
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FARE MARE: incontrare, avere mare grosso, molto agitato.
—
IMBURCHIARSI NEL MARE (poet.): v. s.
Imburchiare.
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IMPEDIRE IL MARE (sec. XIV): rendere impossibile, o molto difficile, la navigazione di alcun mare per mezzo di fortezze, crociere, ecc. (G. Villani: Crusca).
—
INFESTARE IL MARE: v. s.
Infestare.
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LANCIARE IN MARE (v.). Dal franc. Lancer.
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METTERE IN MARE: mettere una nave o una flotta in condizione da poter navigare. (Crescenzio: Crusca).
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METTERSI IN MARE: v.
Entrare in mare (ant.).
—
METTERE LA NAVE IN MARE: v. s.
Mettere.
—
NON ESSERE QUASI MARE (ant.): essere il mare quasi tranquillo. (Crusca). Vive a Pisa e a Livorno (Petrocchi).
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PIGLIARE MARE (sec. XIV): inoltrarsi in mare navigando. (Boccaccio; Sacchetti, ecc.). Anche Prendere mare. (Crusca).
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PRENDERE MARE:
pigliare mare (ant.) (v.).
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SPOSARE IL MARE (ant.): celebrare lo sposalizio del mare. (Fagiuoli: Tommaseo e Bellini). Venez. sec. XVI: Sposar el mar. (Calmo 207).
—
A mare ! (v.).
Proverbi:
— Scienza, casa, virtù e mare molto fan l'uomo avanzare.
— Un uccello di mare ne val due di bosco.
— Il sapere ha un piede in terra e l'altro in mare.
— Il mare fa la fortuna e non le fonti.
— Giornata di mare non si può tassare.
— Abbi fortuna e gèttati in mare. (Celesia 102, 103, 104).