Pagina 450

Marticana (Catan.). — V. s. Martingana. — (Reggino): grossa barca che fa il piccolo cabotaggio.

Martignana. — Paranzella. (Corazzini). Forse sbaglio per Martingana (v.).

Martin (Il cao ~) (Venez. sec. XVI). — V. Capomartino. (Garzoni 872).

Martinetto. — Macchina per piccoli sollevamenti o per spinta di oggetti molto pesanti (a vite, idraulica, pneumatica). — (Ant.) Cordoniera. (Stratico). Genov. Martinetto. — Negli scali di costruzione, apparecchi idraulici o pneumatici (o a vite, se lo scalo è destinato al varo di piccoli bastimenti), che all'atto del varo, concorrono con le balestre a dare all'insieme formato dalla invasatura e dalla nave la spinta necessaria per farlo discendere in mare. Tali apparecchi si fanno agire sulle estremità dei vasi, dopo il taglio delle trinche. (Bardesono 397). (Derivato di Martino, nome di persona adattato a strumenti: Migliorini, Dal nome proprio 261).

Martingala. — Controstraglio del bastone di fiocco, la cui denominazione più propria è Vento del pennaccino. (Guglielmotti). Anche còrso. (Dal franc. martingale: De Gregorio, Studi Glott. VIII 334; Dict. général; Bloch, Dict. étym. II 47-48).

Martingana (Napol.). — V. Marcigliana. (Guglielmotti). — (Sicil.) Nave con un albero. (Pasqualino; Mortillaro). Catan. Marticana (Nicotra), anche nel Vinci (messin.; 1759), e nel Pasqualino (1789). — (Reggino) Tartana, bastimento di commercio. (Malara).

Martologio (Venez. ant.). — V. Martelogio.

Maruffu (Còrso). — Sorta di grande nassa, fatta di mortella e di ulivo contesti, nella quale si pone il pesce vivo, e si tiene in mare per conservarlo. Cannaviello (16): Marruffo.

Maruseddu (Catan.). — Maretta.

Marza (Term. sec. XVI). — Porto. (Ulloa, che la dice voce turca, ma è d'origine araba: Zaccaria, Raccolta 136, 150). L'Ulloa (1565) cita i 3 nomi di luoghi Marzasirocco, Marzascala, Marzamusetto in Malta.

Marzamareddu (Catan.). — V. Mazzamareddu.

Marziliana (Venez. ant.). — V. Marcigliana.

Marzocco (Term. ant.). — Torre del faro nel porto di Livorno, cosiddetta perché di solito l'insegna comunale vi figurava sorretta da un leone. (Guglielmotti). — (Ant.). Uno dei 3 ferri da ormeggio della galea sottile: l'ancoretta (libbre 600), il marzocco (libbre 550), il ferro di posta (libbre 500). (Pandiani 30).

Mas. — Motoscafo antisommergibile: M.A.S. Inventore: Attilio Bisio († 1931). I mas furono costruiti per primo in Italia al principio della guerra 1915-18 con caratteristiche di siluranti veloci, del dislocamento di 10 o 12 tonnellate, atte per servizi bellici nella zona di operazioni dell'Alto Adriatico. Successivamente si svilupparono, sia in Italia, sia presso le marine alleate, con caratteristiche di maggiore dislocamento, autonomia e qualità marine, con armamento
451
oltre che di siluri, anche di cannoni di piccolo calibro, mitragliere contro aerei, bombe antisommergibili e con stazione radiotelegrafica per la protezione del traffico, assumendo la denominazione di Mas cacciasommergibili. I tipi da 40 tonnellate furono denominati Mas Elco dal nome della Ditta Americana che ne costruì una prima serie per la Marina italiana. I mas avevano per nominativo un numero progressivo. I mas furono adoperati in Italia non soltanto contro i sommergibili, ma anche per altri servizi bellici (azioni contro le difese portuali nemiche, posa torpedini presso le coste nemiche, agguato notturno contro unità di superficie, ecc.). La corazzata Santo Stefano della Marina austro-ungarica fu silurata ed affondata al largo di Premuda dal Mas n. 15 del comandante Luigi Rizzo all'alba del 10 giugno 1918, tornando da un agguato notturno. Gabriele d'Annunzio dalle stesse iniziali del loro nome compose il motto dei mas: Memento audere semper. Nel dopo guerra sono continuate le costruzioni di mas siluranti molto veloci, mentre per la caccia al sommergibile furono ideate unità di altro tipo.

| p. 449
p. 450
p. 451 |