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Paracatene. — Boccola di metallo fermata sulla prua, dentro la quale passa la catena dell'àncora, nelle barche prive di cubìe. (Bustico).

Parada1 (Plur. Parae; venez.). — Passaggio del canale con passeggeri, fatto da un barcaiolo, e il prezzo relativo. (Boerio; Piccio). — Venez. sec. XVI Parae de alzana: tirate fatte coll'alzaia. (Calmo 128).

Parada2 (Oristano, Cagliari). — Labirinto da pesca.

Paradêl (Ferrar.). — Gancio d'accosto.

Paradiso (Term. ant.). — Ognuna delle camere più belle delle navi lusorie. Basso lat. Paradisus. — La stessa nave lusoria. (Guglielmotti). — Sala sopra coperta nelle antiche navi a vela, adibita ad alloggi. (D'Albertis, L'arte della navigazione 23). — (Venez.) Palazzo attiguo all'arsenale, nel quale era domiciliato uno dei 3 provveditori o patroni all'arsenal. (Mutinelli).

Paradore (Polésine). — Riparo contro le acque. (Lorenzi, Riv. Geogr. It. XV 156). Cfr. Guglielmotti. (Dal poles., ecc. parare «spingere; respingere »).

Para eliche. — Armatura in ferro tubolare e a forma di lunetta, fornita di parabordo in cavo fasciato a paglietto. Ne viene sistemata una per lato allo scafo delle navi a due o più eliche nella parte poppiera sulle ordinate corrispondenti all'ubicazione dell'elica per protezione, di questa nelle manovre di attraccaggio ai moli o banchine.

Parafllu (Sicil.). — Castagnola, galloccia.

Parafulmine. — Sta sull'estrema cima degli alberi d'una nave, e scarica in mare per mezzo di un conduttore metallico. (V. Parrilli). — Parafulmine in mare!: comando per far gettare in mare l'estremità inferiore della catena conduttrice del parafulmine. (Accademia). Non si usa più. Il termine si riferisce alle antiche navi in legno: nelle navi a scafo metallico la estremità inferiore del parafulmine è fissa ed è sempre a posto.

Parafumo. — Tendaletto di tela cerata, messo da sopravvento al fumaiolo della cucina delle navi, per impedire che questo affumichi l'albero di trinchetto. (Parrilli). È fatto pure d'una lamiera girevole. (Guglielmotti). Non si usa più.

Paragallo (Term. sec. XVII). — Sorta di cavo, non definito. (Oudin).

Paraggio. — Tratto di mare tra due paralleli di latitudine, o anche una parte di mare vicina a una costa. Il paraggio de' paesi caldi. Una nave è ancorata in buon paraggio. (Stratico). Non si usa né nel primo né nel secondo senso dell'esempio. — ESSERE ANCORATI IN PARAGGIO: essere alla fonda in un luogo, nel quale si può trovare quanto si vuole. (Bustico). Non si usa. — Paraggi: estensione di mare in lungo e in largo, a cui è prospiciente un dato luogo o una data regione. Nei paraggi: nelle vicinanze. (Bardesono). (Ramusio, ecc.: dallo spagn. paraje [dal sec. XV], portogh. paragens, e questi dallo spagn., portogh. paràr « fermarsi »: Zaccaria, Elemento iber. 296, 493; Bloch, Dict. étym. II 125. Lo Zaccaria [494] cita una forma paratico «luogo» dal Pillito [52], che lui deriva dal catal. paratge. In carta bassa lat. d'Inghilterra del 1474: in pellagiis maris: Jal).

Paraghiaccio. — Parabordo di tavole sulla prua delle navi, usato nei mari polari. (Parrilli). — Paraghiacci: sorta di sperone di circostanza, che si fissa sul davanti d'una nave all'àncora, con forti pezzi di legno, con caviglie, e che si appoggia al bompresso, per garantire la prua e le gómene dal contatto o dall'urto dei ghiacci. (Piquè).

Paragniletti (Tarant.). — Prodano.

Paràgnili (Tarant.). — Funi passanti per i bozzelli.
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(Da *parango « paranco » [che designa l'insieme della carrucola e della corda], con ng in gn: Salvioni, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLIV 942, n. 3).

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