Protezionismo marittimo. — Leggi per la tutela e l'incremento del commercio e dell'industria marittimi.
Consiste in sovvenzioni dello Stato alle società che esercitano talune linee di navigazione e in provvedimenti a favore dell'industria delle costruzioni navali, come l'importazione dall'estero di materiale metallico in franchigia dei dazi, il compenso per materiale metallico di produzione nazionale, i compensi di costruzione in base alla stazza lorda degli scafi e alla potenza degli apparati motori, ecc.
Proto (Venez. ant.). — Ciascuno dei costruttori navali che stava a capo d'una maestranza, nell'arsenale. Scamozzi (1615): Nell'arsenale della Sereniss. Signoria, il quale non ha pari al mondo per il grandissimo numero di maestri, (oltre all'ammiraglio) ad ogni maestranza vi è eletto e sopraposto il più perito, al quale danno nome di proto che altrove si dice protomastro: voce che viene dal greco, e significa primo e soprastante a gli artefici, quasi a simiglianza de' prefetti di fabri. (Tommaseo e Bellini). Sanudo (XXIV 29), 1516: Proto di mar, proto de' calefati, proto de' remi, proto de' albori. Capitolar della Tana (1365): Protho maistro. Protomastro fu detto Vettor Fausto (v. Galea quinquereme), e Archiproto vinitiano, dal popolo. (Jal, anche s. Quinquereme). Forse corrisponde all'odierno: Capo tecnico.
(Ora a Venezia il proto è il « primo in alcune arti, ma in particolare in quella dei muratori.
I barcaioli veneziani usano quale nome gergale Protón per indicare il « Diavolo »).
Protontino (Term. ant.). — Ufficiale sostituitosi nel reame di Napoli all'ammiraglio, al principio della signoria aragonese o alla fine di quella angioina. Prima era chiamato Portolano. Nelle carte venete, poco dopo il secolo XII: Portinaro. (Rezasco, s. Portolano, Protontino; Guglielmotti, s. Protontino, Portolano). 1282: Prothontinus. (Jal).
Prova1. — Assaggio di controllo dei cibi dell'equipaggio, fatto dall'ufficiale di guardia o anche dal comandante in 2° o dal comandante.
I cibi vengono prelevati da un rancio qualsiasi da indicarsi dall'ufficiale di guardia, al momento in cui si manda a preparare, e vengono a lui presentati su di una specie di vassoio, detto Tavoletta della prova, sul quale vengono collocati il piatto della minestra, quello della pietanza e il bicchiere entro appositi incavi.
Prova2:
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Prove complementari: quelle relative alla manovra delle macchine, alle diverse combinazioni di motrici, alle qualità evolutive della nave, al comportamento con mare grosso ecc.
Le prove sugli ormeggi, quelle preliminari in mare e di massima potenza vengono fatte anche per le navi i cui apparati motori abbiano subito trasformazioni o riparazioni.
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Prove di funzionamento degli apparati motori: quelle prescritte per gli apparati motori di nuova costruzione e che, per il naviglio della Regia Marina, consistono in:
— Prove in mare: quelle fatte con nave in moto.
Prove sugli ormeggi: fatte a scafo fermo sugli ormeggi per constatare il regolare funzionamento sia dell'intero, sia delle parti costituenti l'apparato motore e per garantire un probabile esito favorevole delle successive prove;
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Prova di oscillazione: quella che ha per scopo il determinare il periodo di oscillazione di una nave. V.
Oscillazione.
Prove preliminari in mare: fatte con nave in moto a varia andatura e cauta progressione nel passaggio dalle più basse alle più alte;
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Prove di massima potenza e di massima velocità: fatte con carena pulita e portando per gradi l'andatura fino a quella massima prestabilita, con nave mantenuta in rotta diritta, facendo parco uso di timone.
La velocità viene determinata percorrendo una base di adatti fondali e con un numero pari di corse per annullare l'effetto della direzione del vento e della corrente;
Prove di resistenza: per accertare che l'apparato motore è capace di funzionare per un lungo periodo di tempo in condizioni normali, sviluppando i 4/5 della potenza massima. La durata della prova è, per solito dalle 6 alle 12 ore.
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Prova di stabilità: per la determinazione della posizione esatta del centro di gravità di una nave in condizioni di carico prestabilite e conseguentemente della sua altezza metacentrica. La prova si fa in acque perfettamente tranquille (generalmente in bacino), e consiste nell'applicare alla nave una coppia sbandante che viene a dare la misura della coppia di stabilità corrispondente al massimo angolo di sbandamento che la nave raggiunge per la coppia stessa. La coppia sbandante si applica facendo scorrere trasversalmente sulla coperta per mezzo di rotaie un carrello di peso prestabilito per un tratto esattamente misurato. L'angolo di sbandamento si misura sistemando a bordo un pendolo della lunghezza di varii metri, la cui massa è immersa in un liquido (per smorzarne le oscillazioni) e la lettura viene fatta su di un'asta graduata collocata orizzontalmente presso il piano di oscillazione del pendolo.
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Prove a velocità progressiva su base misurata: fatte percorrendo con mare calmo, senza vento e senza correnti sensibili e in fondali adatti, una base misurata, nei due sensi per ciascuna andatura, ed iniziando la prova con velocità massima per passare gradatamente a quelle inferiori.
Questa prova si fa anche per le navi già in esercizio che abbiano cambiato le eliche o le motrici.
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Prove a velocità ridotta per la ricerca del massimo raggio di azione: fatte sviluppando una potenza limitata, da 1/5 a 1/10 di quella massima, per accertare se ad essa corrisponde un consumo minimo di combustibile per miglio percorso e che l'apparato motore funziona in modo tale da dare affidamento che l'andatura stessa possa prolungarsi sino all'esaurimento della dotazione normale di combustibile.