Radiocomando. — Sistema per azionare a distanza e mediante radiotrasmissioni, fatte da una nave di guida o da una stazione terrestre fornite di speciali apparecchi trasmettenti, la messa in moto, l'arresto, le variazioni di velocità delle motrici, dei macchinarii ausiliarii, degli organi di governo ecc. di una nave. La quale è detta Nave radiocomandata ed è attrezzata con speciali apparecchi riceventi e installazioni elettriche, in maniera da poter navigare senza personale a bordo e compiere particolari servizi bellici.
I sistemi usati per realizzare il radiocomando sono di vario tipo, ma tutti basati su di una spiccata selettività, affinché ad ogni radiotrasmissione corrisponda effettivamente negli organi riceventi il comando che deve essere eseguito e quello soltanto. Inoltre, i varii sistemi hanno tutti in comune la caratteristica che l'energia elettrica, occorrente per far funzionare i dispositivi di comando delle motrici e dei macchinarii, viene prodotta da adatte generatrici installate a bordo della nave radiocomandata e viene fornita ai dispositivi stessi mediante speciali relais, comandati alla loro volta dalle deboli correnti elettriche generate negli apparecchi radiotelegrafici riceventi dalle trasmissioni in arrivo, emesse dalla nave o dalla stazione di guida.
Le principali Marine da guerra hanno una o più navi bersaglio radiocomandate per tiri delle artiglierie navali. La R. Marina italiana ha la nave San Marco.
Il radiocomando può essere impiegato anche per gli aeromobili.
Meno comune: Radiotelecomando.
Radiocomunicazioni. — Comunicazioni rapide a distanza senza un collegamento artificiale, basate sulla proprietà delle onde elettriche e cioè sulla loro irradiazione mediante le antenne marconiane, propagazione intorno alla Terra e trasformazione mediante adatti apparecchi, che ne rendono percettibile la presenza nel luogo ove si effettua la ricezione (Encicl. It. XXVIII 703).
Radiofaro. — Speciale stazione r. t. trasmittente, sistemata a terra e destinata a emettere segnali caratteristici e convenzionali a intervalli di tempo stabiliti, per dar modo alle stazioni r. t. mobili (navi ed aeromobili) di riconoscerli e successivamente rilevarli al fine di determinare la propria posizione geografica.
I radiofari possono essere a emissione circolare o a emissione direttiva. Per quelli del primo tipo occorre una ricezione direttiva e cioè un radiogoniometro installato a bordo della nave o dell'aeromobile; per quelli del secondo tipo è sufficente un comune apparecchio r. t. ricevente.
Nei riguardi dell'impiego a cui sono destinati, i radiofari si distinguono in:
—
Radiofari di rotta: per le segnalazioni a grande distanza, allo scopo di permettere ai naviganti la verifica e la rettifica della rotta;
—
Radiofari di posizione: per le segnalazioni a piccola distanza, in vicinanza dei porti e degli aeroporti per servire di guida verso la zona di atterraggio;
—
Radiofari di atterraggio: per la guida degli aeroplani nel piano verticale e orizzontale durante gli atterraggi notturni o con nebbia, e talvolta anche per le navi, per segnalare l'entrata dei porti, la rotta nei passi ristretti e nei passaggi obbligati, ecc.
L'impiego dei radiofari è specialmente diffuso nelle località, dove, per le particolari condizioni atmosferiche, le segnalazioni ottiche sono spesso invisibili.
717
I radiofari si usano anche in collegamento con trasmettitori acustici subacquei, mediante la ricezione dei quali la nave fornita di apparecchi acustici subacquei riceventi può ricavare, oltre al rilevamento della stazione trasmittente, anche la distanza.