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Sàgoma. — Modello, fatto generalmente con sottili assicelle di legno, di un pezzo da costruire. Quelli per la costruzione dello scafo si chiamano Garbi o Sesti. Savon. Sàguma. (Il Pantera lo dà quale equivalente di Colibrio, cioè « Calibro », secondo lo Statico Sagoma o Calibratoio). — Sala delle sagome: sala dei garbi. (Laugieri). — Tiri contro sagoma rimorchiata: v. s. Manica (1).

Sagomada (Venez.). — Lo stazzare. Non è in uso.

Sagomadór (Venez.). — Stazzatore. Non è in uso.

Sagora (Term. sec. XVII). — V. Sàgola. (Crescenzio; Pantera).

Sagorna (Ancon. sec. XIV). — Zavorra. (Stat. d'Ancona, 1397: Jal).

Sagro (Term. fino al sec. XVII). — Pezzo d'artiglieria nelle galere, o mezzo cannone accosto al cannone di corsia. (V. Tommaseo e Bellini; Parrilli). V. Moiana. — Mezzo sagro (ant.): falcone (cannone). (Dall'ant. sagro, specie di falcone: cfr. falcone, antico pezzo d'artiglieria, e falconetto, colubrina. Così detti per il volo rapido e micidiale delle palle di queste armi; Tommaseo e Bellini).

Saia (Term. ant.). — Pannolano sottile, leggero e forte, per far bandiere di marina. (Guglielmotti). Oggi si adopera la Stamina. Si usava anche per sacchetti da cartocci. (Parrilli).

Sàia! — Secondo il Guglielmotti, imperativo usato per eccitare un'uniforme cadenza nei lavori di forza, nei porti e nei bastimenti dell'Italia centrale. (Egli cita anche un romanesco Sajare, corrispondente a Sagliare del Bosio; ma saglia di Dante [Inf. XXIV 55], da lui pure addotto, è congiuntivo di salire).

Saica (Term. ant.). — Bastimento greco o turco, il cui corpo era molto carico di legname, e portava pressappoco l'alberatura e l'attrezzatura della checchia: bompresso, una piccola mezzana e un albero di maestra molto alto, con gabbia. Lo Stratico aggiunge che i Turchi se ne servivano per le navigazioni nell'Arcipelago e sulle coste mediterranee dell'Affrica. (V. anche Jal). Saverien: Saico. — Secondo il Grassi la Saica o Saicca (questa forma è registrata dal Fanfani) era una piccola galera a vela e a remo, con 2-12 pezzi di cannone, usata sul Danubio, sulla Sava, sul Tibisco contro i Turchi. Gli uomini che la governavano erano detti Saicchisti. Le saicche sul Danubio sono nominate dal Montecuccoli (sec. XVII). Saica hanno il Bellini (sec. XVII) e il Gemelli Careri. (Zaccaria, Raccolta 360). — Alcune saiche veneziane fecero parte dell'armata condotta in Soria dal doge Vitale Michele (1097). (Venezia e le sue lagune I 203). — Saica fluviale: così denomina il Guglielmotti la Saica definita dal Grassi (v. sopra). (V. Jal, s. Saik, turco).

Saittia (Venez. ant.). — V. Saettia. (Mutinelli).

Sala: — Sala d'armi: sala dell'arsenale di Venezia, dove si fabbricavano le armi. — Sala d'armi di bordo (ant.): sulle antiche navi, locale dove si tenevano custodite tutte le armi portatili di dotazione. (Parrilli). — Sala dei garbi: sala a tracciare. (Guglielmotti). — Sala dei modelli, degli attrezzi di navi: sala negli arsenali navali militari per la conservazione dei modelli e degli attrezzi. — Sala nautica: casotto di rotta. (Bustico). — Sala delle sagome: sala dei garbi. (Laugieri). Sala a tracciare.
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Sala a tracciare: sala negli arsenali e nei cantieri di costruzione navale, sul cui pavimento nero, di legno, si tracciano, dapprima con matite a gesso e poi con materie colorate, i disegni della nave, analoghi a quelli del piano di costruzione, ma in vera grandezza, per poterne ricavare i garbi o le seste. Anche Sala dei garbi. V. s. Garbo; Tracciato alla sala. Parrilli, 1847, p. 293: Sala da tracciare. Stratico II 199: Sala dei modelli. Dal franc. Salle à tracer. — Sala ufficiali: locale per la mensa e convegno degli ufficiali a bordo. Nelle navi della R. Marina si chiama Quadrato. (Corazzini).

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