Scafa (Term. sec. XIV). — Barca di origine illirica, atta a navigare sui fiumi, armata di 2 bombarde, usata pure nella guerra di Chioggia. (Venezia e le sue lagune I, 212).
— (Sec. XVII) Bastimento lunghissimo e poco sicuro, con vele latine, che non soleva però internarsi nel mare. (Pantera 44).
— Piccolo bastimento per il servizio d'un bastimento maggiore. Secondo il Diz. maritt. mil., ne furono inventori gli Schiavoni. (Guido delle Colonne; Cavalca, ecc.: Tommaseo e Bellini). Scaffa negli Ann. genov. (1320: Jal). Vi corrispondono forse i battelli o scafe nominati dal Sardo (sec. XV: Tommaseo e Bellini).
— (Sec. XVIII) Specie di piccolo battello, che si conduceva di Normandia a Parigi. (Saverien).
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Ponte di scafo (ant.): ponte su barche. (Tommaseo e Bellini).
(Dal lat. scapha, greco σκάφη « schifo, barchetta ». Più antica, perché presenta il passaggio di ph in v, dev'essere
scavacia: v.).
Scafandro1. — Apparecchio, a guisa di vestito, dotato di organi per la conservazione e produzione dell'aria, o collegato per mezzo di conduttori tubolari flessibili ad analoghi organi posti alla superficie del mare. Indossato dal palombaro consente a questo di rimanere lungamente sott'acqua, di muoversi, di vedere all'esterno e di tenersi in comunicazione con la guida o col personale dirigente.
— Il palombaro stesso. (Guglielmotti). Ma non si usa in questo senso.
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Scafandro a cappuccio: scafandro consistente essenzialmente in un cappuccio di tessuto gommato flessibile, che, indossato dal palombaro, serve a formare intorno alla sua testa un ambiente dove possa respirare senza che sia invaso dall'acqua, essendo questa impedita dal salire oltre un certo livello dalla campana d'aria che, per un noto fenomeno, si crea nella parte superiore dell'interno del cappuccio. L'aria viene rinnovata per mezzo di una piccola pompa a mano e lo scarico avviene al di sotto delle ascelle. Il cappuccio è fornito di vetri per la visione esterna e di cinghie per essere fissato al corpo del palombaro. Può essere indossato su di un vestito qualsiasi e anche a corpo nudo, ma per evitare di bagnarsi e per ripararsi dal freddo è preferibile indossarlo al di sopra di un vestito impermeabile completo, chiuso ai polsi. Come nello scafandro comune, occorre zavorrare il palombaro con scarpe e suola di piombo e con contrappesi.
È un apparecchio semplice ed economico, specialmente adatto per fare eseguire piccoli
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lavori subacquei anche da personale non specializzato come palombaro. È stato ideato dal comandante Belloni, già appartenente alla R. Marina.
Per lavori a piccola profondità si può usare uno scafandro a cappuccio senza il rifornimento d'aria della pompa, facendo respirare al palombaro l'aria contenuta in una bombola portata alla cintura.
In questa forma si usa anche come apparecchio di salvataggio per il personale dei sommergibili o per accedere a locali invasi da fumi intensi o da gas tossici. V. s.
Respiratore.
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Scafandro per grande profondità: involucro metallico costituito da un corpo cilindrico con braccia e gambe articolate, nel quale s'introduce il palombaro, da un coperchio mobile, a guisa di grande elmo, munito di vetri. All'involucro sono unite delle bombole di aria compressa e di ossigeno e dei depuratori dell'aria, e una cassa d'immersione, che si può allagare per aumentare il peso dell'apparecchio nella discesa e vuotarlo, per mezzo dell'aria compressa, per il ritorno alla superficie. È fornito di un cavo di sospensione e di un cavo telefonico.
Per l'impiego dell'apparecchio occorre una nave appoggio, sia per mettere in mare l'apparecchio stesso, sia per dare al palombaro i necessarii spostamenti con la manovra di un'asta scorrevole orizzontalmente. Con l'impiego dello scafandro per grandi profondità sono evitati gl'inconvenienti dell'alta pressione. V.
Palombaro.
Gli scafandri di questa specie permettono l'immersione del palombaro a profondità di oltre cento metri. Di essi e di speciali torrette di osservazione si servì la nave italiana Artiglio per il ricupero del piroscafo inglese Egypt.
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Scafandro comune: scafandro usato per medie e piccole profondità (fino a 50 metri ed eccezionalmente ad 85) e azionato da pompa. Consiste essenzialmente in un ampio vestito di stoffa speciale di tessuto impermeabile, che copre tutto il palombaro tranne la testa e le mani, e in un elmo, che si unisce al vestito mediante un colletto a chiusura ermetica. L'elmo è un recipiente di rame stagnato, che ricopre e ripara la testa del palombaro, mettendo questo in un ambiente dove, per mezzo di una manichetta innestata all'elmo stesso, può ricevere l'aria per respirare proveniente dalla pompa, e dal quale può vedere all'esterno mediante vetri. Una valvola a molla regola automaticamente la sfuggita dell'aria viziata dall'elmo; appoggiandovi leggermente la testa il palombaro può anche scaricare l'aria quando si accumula in esuberanza.
Per impedire l'entrata dell'acqua le maniche terminano con due polsini di gomma elastica vulcanizzata, che si fanno aderire fortemente al braccio per mezzo di braccialetti di gomma elastica.
Negli apparecchi forniti di braca telefonica vi sono nell'interno dell'elmo un microfono e un ricevitore telefonico, e, sulla parte posteriore di esso, l'innesto per la braca stessa, che consiste in una corda di canape intorno alla quale sono avvolti tre conduttori elettrici che superiormente vanno a far capo, attraverso una cassetta di pile, all'apparecchio telefonico della guida. La gassa della braca ordinaria viene passata invece intorno alla vita del palombaro. Lo scafandro è dotato inoltre di un paio di scarpe di cuoio con suola di piombo e di due contrappesi dello stesso metallo, uno sul petto e l'altro sul dorso del palombaro per zavorrarlo in maniera da vincere la spinta di galleggiamento e da poter discendere lentamente sul fondo.
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Scafandro autonomo o indipendente (per piccole e medie profondità): scafandro che non è basato sull'uso della pompa, essendo dotato di mezzi per la rigenerazione e il rifornimento dell'aria, i quali consistono in bombole contenenti una miscela di aria e di ossigeno compresso, e in un serbatoio depuratore contenente soda caustica o sostanze simili per assorbire l'anidride carbonica. Lo scafandro è costituito da un vestito impermeabile con elmo, colletto e polsini come lo scafandro comune. Il palombaro ha le narici chiuse con uno stringinaso, dovendo respirare con la sola bocca; e questa è tenuta appoggiata ad un boccaglio comunicante da un lato con la valvola di espirazione che permette all'aria espirata di passare nel depuratore e dall'altra con la valvola di aspirazione, che permette al palombaro di respirare la miscela proveniente dalle bombole.
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Con questo tipo di scafandro il palombaro ha maggiore libertà di spostamento, non essendo vincolato alla pompa; e per il suo servizio si richiede un minor numero di persone.
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Scafandro: vi sono anche degli apparecchi, che si potrebbero chiamare Scafandri senza elmo, costituiti da una specie di maschera impermeabile con occhiali, tenuta a posto da elastici, e da una specie di zaino, appeso con cinghia davanti al petto, contenente gli organi per il rifornimento e la rigenerazione dell'aria, e dal quale si diparte un tubo con imboccatura per il palombaro, obbligato da uno stringi-naso a respirare con la sola bocca. V.
Cappuccio subacqueo.
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Scafandro (I metà sec. XIX): specie di giustacuore di taffettà, fornito di sughero, col quale si potevano attraversare i fiumi. (Diz. di Bologna, 1824; Marchi, Diz. etim. 1828).
(Nel senso moderno scafandro è registrato dal Parrilli, 1866. In francese scaphandre è attestato dal 1800, nel senso vecchio dal 1775: dal greco σκάφη «barca» e ἀνήρ /ἀνηρ/, ἀνδρός « uomo »: Bloch, Dict. étym. II 259. La voce italiana deve essere venuta dalla francese).