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Schelmo2 (Term. ant.). — Scalmo. (Oudin, 1663; Diz. mar. mil.: Tommaseo e Bellini). Oudin anche Schelma. — (Ant.) Spazio tra uno scalmo e l'altro. (Rinuccini; Barbaro: Tommaseo e Bellini). Venez. (1602): Schermo. (Jal). — V. Schermo.

Schena di mare (Term. sec. XVI). — V. s. Cabotaggio. (Venez. schena « schiena »).

Schenale (Venez.). — Schienale.

Schera. — Voce veneta data dal Corazzini, per « Secca, terreno paludoso », e da lui confrontata con Scheria, nome antico di Malta. È invece certo uno sbaglio per Sechèra (venez.).

Schermo (Venez., ancon., pisano). — Scalmo. V. s. Batischermo. — (Venez.) Orlo di legno che circonda, assicurato con ferramenta, la falca del bragozzo per rinforzarla. — (Venez. ant.) V. s. Schelmo. — Schermo postizo (venez. sec. XIV o XV): scalmo sopra il posticcio. (Fabbrica di galere: Jal). — V. Scermum (basso lat.). (V. Scalmo).

Schermottare (Term. ant.). — V. Scalmottare. (Stratico).

Schermòtto (Viaregg.). — Scalmotto (v.). (Nieri 268).

Schete. — « Rete lunga dalle 500 alle 2000 braccia, larga 3 ½. Si distende nell'acqua prima in linea retta, e poi ricurva, per cui a più giri ripiegandone la distesa, finisce a mo' di chiocciola intorno a un punto centrale ». (Corazzini). Cfr. Schetta.

Schetella. — Schetta. (Bustico).

SchettaSchetto, . — Rete da posta fissa, che si tende generalmente a fondo. Anche Schietta. Bustico: Schetella. Cannaviello (21) anche Schietto. Secondo l'indicazione a p. 474 del Min. Agric., La pesca II, sembra che sia una denominazione ligure del Tremaglio, mentre a p. 208 è data come sinonimo.

Schiabecchino. — Sciabecchino. (Corazzini).

Schiantare. — Rompere, divellere gli alberi o attrazzi maggiori del bastimento. (Guglielmotti).

Schiappare. — Rompersi, della nave. (Corazzini). Non in uso.

Schiappatura (Term. sec. XVII). — Scheggiatura. Fenditura. (Falconi: Tommaseo e Bellini).

Schiaranzana. — Termine dato dal Guglielmotti, nel senso di « Estensione della chiranzana »; ma esiste solo S'ciaranzana nel veneziano; vi corrisponde Chiaranzana, parola dell'Elba. (Tommaseo e Bellini). V. Schiarìa. (Cfr. Volpati, Rev. Ling. Rom. IX 18, n. 3. Cfr. sicil. friscanzana « fresco del mattino »).

Schiarazione. — Azione dello schiarare. (Guglielmotti). Non è parola usata.

Schiarìa (Term. disus.). — Nel senso di Chiaranzana (v.), è dato dal Fincati (Tommaseo e Bellini). Oggi Schiarita (che è pure termine anconitano). V. Schiaranzana. Saverien: Schiarito. Franc. Eclaircie.

Schiarirsi. — Del cielo o dell'orizzonte, quando vi si diradano le nubi o la nebbia.

Schiarita. — V. s. Schiarìa.

Schiarito (Term. sec. XVIII). — V. Schiarìa.

Schiatta. — V. s. Chiatta.

Schiatti (Venez. ant.). — V. s. Scopolo.

Schiavi (Venti ~) (Term. sec. XIV). — Venti freddi spiranti dalla Schiavonia. (Dante: Tommaseo e Bellini). (Cfr. schjaone a Cervara [Roma], nome d'un vento: Merlo, I dial. di Roma e del Lazio II 81).

Schiavina (Term. ant.). — Cappotto da inverno o per la notte, lungo, in panno grosso, per ogni vogatore, schiavo, forzato o bonavoglia. (Tommaseo e Bellini; Jal). Quale voce marinaresca anche nel Ciriffo (IV 21) di Luca Pulci. Garzoni (874): Una schiavina in luogo di peliza (per i galeotti). (Detta così perché usata appunto dagli schiavi).

Schiavo (Term. ant.). — Moro, Turco o Morlacco fatto prigioniero, o comperato, che si metteva al remo. V. Morlacco, Ciurma. Nel secolo XVI a Venezia taluni privati mettevano i proprii schiavi sulle galee a pagamento per poter riscuotere i danari guadagnati dagli stessi. Un decreto del
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20 dicembre 1552 stabilisce quanto segue: Questo Collegio ha inteso, che sopra le Galie nostre de condannati si attrovano molti schiavi de particolari, li quali sono stati posti per li loro patroni a servir con paga, così in cathena, come in libertà, et che detti patroni imborsano loro le paghe, che tirano essi schiavi, cosa invero molto vergognosa, et da non tolerare per molte cause, et massima per esser contra il voler della Divina Maestà, et mente della S. N. et per molti altri convenienti rispetti. Però sia preso (stabilito), che de presente sia scritto al Governator delle Galie nostre de condannati, che immediate debba far far nota alle partite de tutti li detti schiavi, i quali si attrovano sopra esse Galee, così in cathena, come in libertà, che dal giorno presente in poi non si debbi più correre salario alcuno, et se li patroni di essi schiavi, overo suoi commessi vorranno levarli di dette galee gli siano consegnati, ne in l'avenir per modo alcuno se possi accettar più schiavi de particolari a servir sopra dette galie, né in cathena né in libertà. (Mutinelli, s. Schiavi).

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