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Tarchia (Vela a ~). — V. s. Vela, Livarda, Manaide. Stratico anche Vela a randa; viaregg. Tartìa o Vela a tartìa, napol. Vela a pandòla (v.), sardo Vela de sas filuccas. (Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 49, n. 44, n. 47; 35). (Tarchìa o tàrchia. La voce è registrata dal Röding, 1793-1798. Non può forse corrispondere a *vela a targa, da targa [ant.] « scudo da combattimento ». La vela a tarchia dovette provenire dai Paesi Bassi, e passare a Francesi, Portoghesi, Genovesi, e da questi a Veneziani, ecc. In Italia risale agli ultimi del secolo XVI, o ai primissimi del XVII. Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 35, 40-43).

Tarchina (Isola Rossa, Còrsica; term. ant.). — Vela a tàrchia. Cfr. spagn. Tarquina. (Maccarrone, Arch. Glott. XXVIII 39, 43).

Tarda. — Variante di Tarta, secondo il Guglielmotti (v.) ma forse non è che una forma creata con intento etimologico.

Tareda (Basso lat.). — V. Tarida.

Tareta (Basso lat.). — V. Tarida.

Targia1 (Basso lat.). — Termine che dà il Guglielmotti come variante di Tarida, citando Jacopo da Vitriaco (da Vitry) (sec. XIII) e il D'Aquino. Ma lo Jal non confonde la Targia con la Tarida; e nota che la Targia fu una nave da trasporto intorno alla quale mancano ragguagli.

Targia2 (Basso lat., genov. sec. XVI). — Taglia. Puleggia. (Officium Gazarie, 1505: Jal). Ivi anche Targia. La forma Targia, anche se ripetuta, è forse scorrezione per Taggia o Tagia. (Cfr. Jal).

Targuyes (Franc. sec. XVI). — Vascelli sottili di Venezia, nominati da Ant. de Conflans (Faits de la marine, 1515-1522). (Jal, s. Targi).

Tarica (Term. ant.). — V. Tarida.

Tarida (Basso lat.). — Bastimento dei secoli XIII e XIV, a volte molto grande, armato contro eventuali assalti, adoperato per il trasporto di merci, di soldati, di cavalli, di viveri, di armi, 1264: Tarrida (A. Dandolo); 1275: Tarida (Venetorum) (A. Dandolo); Sanudo Torsello, sec. XIV: Tareta; 1268: Tareda Comitis Venetiarum multis onusta mercibus (papa Clemente IV); 1386: Tarrita (genov.); A. Mussato: Teretes. Presso altri Tarita, Terida, Terrida. (Du Cange; Jal). V. anche Trita. Teride (plur.) nel 1282 (basso lat., Doc. Vespri: Corazzini), ecc., Terrida in Stat. dati dal papa Onorio IV (1285). (Jal). Il Guglielmotti dà pure le forme Tarica, Terica (s. Terida). V. Therica (nella Costituz. di Carlo I d'Angiò, re delle Due Sicilie) nello Jal. V. Galata. — Galea tarida (basso lat.): v. s. Galea. (Spagn. ant., catal. ant. tarida: dall'arabo tarida « nave per trasporto di cavalli; rimorchiatore »: Lokotsch 2036; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 8582. Però la forma tareta, e le voci tarta e tartana pare che non si potrebbero conciliare colla forma araba citata, pur ammettendo un ritiro d'accento).

Tariffa: — Tariffa cumulativa: per il trasporto terrestre e marittimo. — Tariffa di pilotaggio: quella relativa alla mercede da pagarsi dalla nave per il servizio di pilotaggio fatto dal pilota. — Tariffa di rimorchio: quella relativa al compenso spettante ai rimorchiatori dei porti per il servizio prestato.

Tarita (Term. ant.). — V. Tarida.

Taròzzi (Venez.). — Sfilarze. Sfilacce. Sanudo: Tarozi (Zaccaria, Raccolta 213); Stratico: Tarrozzi. (V. s. Torone).

Tarozzo. — Ciascuno dei bastoni di ferro fasciato legati orizzontalmente in basso e in alto delle sàrtie e dei paterazzi per mantenerli ad uguale e regolare distanza. Formano, come le griselle, scalini per salire sulle sartie. — V. s. Pirone. — Ciascuna delle asticelle di legno o di ferro costituenti gli scalini di una biscaglina o di una scala a tarozzi. — Tarozzi (d'arcaccia) (ant.): pezzi di legno che completano la parte della poppa che è più all'indietro insieme con gli scalmi di poppa, sostenuti da bracciuoli, detti Scontri della volta o forno i quali s'incastrano e s'inchiodano sulla faccia superiore del dragante. (Stratico I 29; nell'Appendice Tarrozzi). — Tarozzo da branda (ant.): stecca per tenere distese le capezziere delle brande. (Parrilli). — Tarozzo da fiamma: cilindretto di legno cucito entro la guaina di una fiamma (per tenerne distesa la superficie). (Parrilli). — Tarozzo da scala: v. sopra. (Parrilli).
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Tarozzi semplici: quelli messi per ogni sorta di sartie. (Guglielmotti, s. Toròzzo). — Tarozzo da trilingaggio: situato nella parte superiore delle sartie maggiori. (Parrilli). (Per tàrozzo cfr. Goidanich, Denominazioni del pane 64).

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