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Cantanetta (Term. ant.). — Cantaretta. (Corazzini). (Cantanetta, nel Guglielmotti, date le citazioni, è errore. Cantanetta ha invece il Parrilli). (È il franc. cantanette, che deriva dall'it. cantaretta: Dict. général. L'Oudin [1616] ha anche cantelette, il Duez [1671] cantarettes, cantelettes, cantanettes [s. Cantarette]. L'Hobier [1622] cantanette: Jal).

Cantarata (Term. ant.). — V. Canterata.

Cantare1. — Così dicevano i marinai delle navi mercantili in senso di « Dar la voce con certa misura a fine di ripigliar tutti insieme la lena, e tutti a un tempo la forza nelle manovre di gran fatica ». (Guglielmotti). V. Canto.

Cantaretta (Term. ant.). — Portello rotondo della camera di poppa delle galee. Usato dal Pantera e dal Crescenzio. Anche Canteretta. (Corazzini; Tommaseo). Spagn. ant. Cantareta. Franc. Cantanette. V. Occhio di bove; Cantanetta.

Cantaro1. — Specie di navi da guerra che si costruivano a Nasso. (Corazzini). Cantharus. (Jal).

Cantaro2 (Term. ant.). — Misura di peso variabile coi paesi, già usata per precisare, come oggi la tonnellata, la portata delle navi. (V. Guglielmotti; Jal; Zaccaria, Raccolta 101). (È il quintale in uso nell'Italia meridionale, nell'Affrica settentrionale, in Turchia, nei Balcani, ecc.: dall'arabo kintār, che risale al lat. centenarius, attraverso il greco medio κιντηνάρι: Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 1178).

Cantê (Genov.). — Cantiere. Anche Ciantê. (V. s. Cantiere).

Canterata (Term. ant.). — Quantità di cantari che conteneva una nave. Anche Cantarata. (Tommaseo e Bellini). — « Quanto cape nella cassetta privata di ciascun marinaro ». (Consolato del mare, cap. 128). V. Paccottiglia. (Ant.): porzione di mercanzie che i marinai potevano caricare gratuitamente sulla nave, sino alla concorrenza dei loro salari. Soppressa nel 1681. (Zeno 112).

Canterella. — Timoniera a poppa di piccoli bastimenti latini. (Guglielmotti, s. Enclima, archeol.). V. Enclina (archeol.).

Canterium (Basso lat., genov. sec. XIII). — V. s. Cantiere.

Cantharus (Basso lat.). — V. Cantaro (nave). (Jal).

Cantiere1. — Stabilimento coperto o scoperto, in cui si costruiscono o si riparano le navi. V. Arsenale. — Venez. Cantièr: spazio scavato nel lido, in cui si costruiscono o si rimpalmano le navi. V. Vaso (forma). — Tratto di spiaggia adibito a deposito di legname o di altre cose necessarie alla costruzione e riparazione delle navi. V. anche Squero; Bacino di carenaggio. (Nel 1248 è nominato il canterium di Genova [genov. cantê]; nel capitolare della Tana [parte dell'Arsenale] di Venezia: li canthieri [Jal; Guglielmotti]: dal lat. canthērius « travicello ». L'origine del termine italiano è indipendente dal franc. chantier, come provano anche i documenti. Il francese chantier si presenta col senso di « luogo di deposito di materiali » solo nel secolo XIV: Bloch, Dict. étym. I 137).

Cantillo. — Termine riportato dal Corazzini, come usato dal Crescenzio: è errore, in luogo di Cratillo (v.).

Canto. — Per il canto sulle navi, in uso nel passato, v. l'articolo Chanter dello Jal, il quale tra altro osserva come il canto fu soppresso sulle navi da guerra. Esistono raccolte di canti di marinai e di pescatori. V. poi qui Barcarola; Calomare; Cantare; Celèuma; Celomo (napol. ant.); Ciloma (còrso); Ciurma; Falilela (venez. ant.); Marinaresca.

Cantonali del Balador (Venez. secolo XVI). — Notati e non definiti dal Garzoni (871). Cfr. istr. Cantonàl «cantoniera» (v.). (Dabovich).

Cantoniera. — Verga di ferro angolata per tutta la sua lunghezza, in uso nelle costruzioni navali in ferro per formare i pezzi di costruzione. Anche Controcòrba. (Da cantone « angolo »).

Cantoniere. — I quattro angoli del corpo dove si radunano i tonni per isfuggire alla mattanza.

Cao (Venez.). — Cavo. — Cao de fèro da caìcio: gomenetta. — Cao de rata: stroppo.

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