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Caravellum (Basso lat. genov.). — V. Caravella.

Cáravo (Portogh. ant.). — Nave asiatica a vele latine. — Piccola caravella usata nel Mediterraneo. Anche Carevo. (V. s. Caravella).

Carbol. — Barca turca. (Corazzini).

Carbonai. — V. Carbonari. (Fincati).

Carbonaia. — V. Carbonile. Corazzini registra Carbonaia per Carbonera, ma è errato.

Carbonaio. — Di piccolo bastimento, che traffica in carboni. Battello carbonaio, o Carboniere (nome). (Laugieri).

Carbonamento. — Rifornimento di carbone.

Carbonara (Term. ant.). — V. Carbonèra. (Stratico).

Carbonare. — Far carbone, provvedersene. V. Buncherare.

Carbonari (Term. disus.). — Gli addetti ai depositi di carbone negli arsenali e sui piroscafi. (Guglielmotti). Anche Carbonai.

Carbōnëa (Genov.). — Carbonera.

Carbonèra. — La vela di strallo di gabbia, che si alza tra l'albero di maestra e quello di trinchetto. È inferita con dei canestrelli allo strallo di gabbia. Anche Carboniera, Cavalla (v. Corazzini), Carbonara (ant.). Genov. Carbonea. (Le fu dato questo nome perché, avendo di solito le navi a vela la cucina a poppavia dell'albero di trinchetto, la vela viene a trovarsi al disopra del fumaiolo di quella, e raccogliendone la fuliggine, si annerisce [Bardesono]. Il venez. carbonèra designava il « lupo », sorta di vela nera [forse da alzarsi in segno di lutto], donde il nome: Boerio).

Carboniera1. — Carbonera.

Carboniera2. — Nave adibita al trasporto del carbone. Anche Carbonaio (v.). — Carbonile. Più usato.

Carbonile. — Ciascuno dei depositi del carbone sulle navi a vapore. Anche Carbonaia e Carboniera, quest'ultimo meno usato.

Carcabio (Genov. ant.). — Arnese da pesca. (Carcabium: Rossi, Gloss. lig. 34). V. Barcalium.

Carcame. — Relitto dello scafo di nave naufragata. — Ossatura di bastimento in costruzione. Anche Carcassa. (Da carcame « scheletro », carcassa « le ossa che formano la cavità del petto »: Bloch, Dict. étym. I 122, s. Carcasse; Meyer- Lübke, Rom. etym. W. 611).

Carcassa. — V. Carcame.

Carcel. — V. s. Candela (decimale).

Carcese (Còrso). — Calcese. (Jal). Secondo il Falcucci Calcese. — Apertura di carcese (còrso): incavo nel calcese per il bozzello di drizza. (Jal).

Carcinellàiu (Bastia, Còrsica). — Pescatore di carcinelli (patelle), dello stagno di Biguglia.

Carcura. — Sorta di nave turca. (Corazzini).

Cardanica. — Sospensione articolata in uso per le bussole marine, i cronometri, i barometri a mercurio e altri strumenti e oggetti, allo scopo d'impedire che sieno trascinati nei movimenti di rollìo e beccheggio, e mantengano invece la posizione risultante dalla sola azione del loro peso. Consiste nella combinazione di cerchi concentrici liberi di rotare rispettivamente intorno a diametri disposti parallelamente agli assi diametrali della nave. (Dal nome dell'inventore Gerolamo Cardano, di Pavia [1501-1576]. La prima applicazione alle bussole marine si attribuisce al cremonese Janello Torriani, che l'introdusse nella Marina spagnuola [secolo XVI]).

Carèga. — Nome dato da alcuni al Trilingaggio. (Guglielmotti). — V. Carriega (invasatura). Anche Carrega.

Carella1. — Rete a sacco, che si colloca alle chiuse, nel palude di Fucecchio, per le anguille.

Carena1. — La parte immersa della nave, che si estende dalla chiglia alla linea di galleggiamento a pieno carico. Anche Opera viva, in opposizione a Opera morta, la parte dello scafo che emerge dall'acqua. (V. Corazzini; Jal). — DAR CARENA: v. Carenare. — Ant. Carena: chiglia. (Crescenzio; Pantera; Falconi; Consol. mare: Tommaseo e Bellini; Corazzini). Vive a Livorno. (Corazzini). — (Sec. XVII): METTERE IN CARENA: mostrare la carena fuori dell'acqua. (Falconi: Tommaseo e Bellini).
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(Nel 1246 il franc. carenne, nel 1333 il genov. carena [Jal]. Dal lat. carīna « carena ». L'è largo di carèna prova che la parola fu importata in Toscana. Malgrado la frequenza di carena in carte genovesi [v. Jal], non è chiara la provenienza della voce da Genova [genov. caenna]. Essa viene forse da Venezia, dove, in carena, -ena poté sottentrare a -ina: cfr. venez.: crena « crino », molena « mollica », golena [v.], zena [allato a zina: z dolce] «capruggine», e parecchie altre voci di altre parlate anche non vènete. Il termine carèna, o carena, passò allo spagnolo e al catalano [carena], al portoghese [querena], al francese [carène]. La forma carina del Serdonati, del Tasso, dell'Alberti è forse un latinismo. Nel siciliano, carina vale, oltre « carena », « filo delle reni; carcassa [degli uccelli] ». Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLIV 783; Ettmayer, Wörter und Sachen II 213-217; Brüch, Arch. Neuer. Spr. CXLIV 103; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 1693).

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