Caròzzo (Venez.). — Chiglia. Anche Colomba.
—
Carozzo di mezana: picco. (Jal).
— Nel Crescenzio (68):
Carozzo di Proda: calcagnolo. Nel Guglielmotti pure: Carrozzo. (V. Jal). V. s.
Stella.
(Dalla somiglianza tra l'ossatura della chiglia e quella d'un piano a rastrelliera del carro, o dal portare la chiglia e i calcagnoli il resto dell'ossatura. It. ant. carroccio « carro »: Merlo, It. Dial. II 296. Cfr. anche: torin. carocé « sopraccaricare »: Levi, Palat. piem. 205. Da carozzo « calcagnolo », par che sia derivato, per figura, il sicil. caròzzu « pappagorgia [o bazza "] », non da coda: Studi Glott. III 262).
Carpasfoglia. — Rete a strascico per la pesca delle sogliole nell'Adriatico. Ancon.
Caposfòia (v.).
(Da *carpa sfòia ! [sògliola], imperativo dell'ant. carpare « carpire »).
Carpentiere. — Chi lavora legnami e metalli per la costruzione e la riparazione delle navi. (Carpentiere in legno, Carpentiere in ferro).
— Nella Marina militare i carpentieri formano una categoria i cui sottufficiali sono genericamente designati col titolo di Maestro o Mastro d'ascia. — Il distintivo della categoria consiste in due asce incrociate.
— La Marina mercantile designa col titolo di Carpentiere quegl'inscritti alla seconda categoria della Gente di mare che sono abilitati all'esecuzione dei lavori suindicati.
(Ant. carpentiere « carraio », ora « chi fa o racconcia i tetti »: lat. carpentarius « carradore »: Arch. Rom. VI 195. V. due carpentarii sopra una galea nel 1386, presso Jal).
Càrpine (Carpinus betulus). — Albero da costruzione, dal legno duro, usato negli arsenali. Anche Càrpino. (Non Carpìne, Carpìno, come ha il Guglielmotti!).
Carpionare. — Cucinare del pesce come si cucina il carpione.
Carra (Basso lat. sec. XV). — Sorta di nave, che i Francesi condussero da Genova, mentovata nella Vita di Enrico V d'Inghilterra. (Jal).
Carraca (Term. sec. XIV, XV). — V.
Caracca. (Jal). Nel 1415 lat. Carraqua.
Carrate (Tarant.). — Tavolette inchiodate sulle estremità delle coste d'una barca per formare la frisata, su cui giuocano i remi.
(Sicil. carrata « botticella; doga »).
Carretta1. — Nome scherzoso delle navi mercantili da carico.
Carrica (Term. ant.). — Carica (nave).
Carrièga (Term. ant.). — Trilingaggio
— Taccata.
Anche Carrèga, Carèga.
(Dal venez. carega, cariega « seggiola », careghe dei bastimenti « taccate », sulle quali poggiano i bastimenti. It. scherz. carrèga « seggiolone, carrozza antica, fuor di moda »).
Carriera (Term. sec. XVI). — Corso d'una navigazione. (Secondo il Guglielmotti: rapidità di viaggio marittimo). (Sassetti, 1583, 1584).
(Visti i significati antichi di carriera, non c'è motivo di derivare la voce dallo spagnolo, come fa lo Zaccaria, Elemento iber. 100).
Carrium (Basso lat., genov. sec. XIII).
— Carro dell'antenna. (1248: Jal). V.
Carium.
Carro1. — Parte inferiore dell'antenna d'una vela latina. Quando la vela è alzata il carro rimane a proravia dell'albero. Veneziano Cogión de l'antena.
—
FARE IL CARRO ALL'ANTENNA: sulle galee, manovra di riportare l'antenna sottovento all'albero, quando, dopo un viramento di bordo o un salto del vento, veniva a trovarsi sopravvento (v. Bisdosso). Questa manovra viene indicata oggi con le locuzioni Far la volta e
Tomare o
Tombare.
—
FARE UN CARRO E L'ALTRO: sui velieri a due vele latine o auriche, spiegare (quando
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il vento è in poppa) una vela da un lato e l'altra dall'opposto, in guisa che la vela di poppa non tolga il vento a quella di prora (v.
Dosso e Bisdosso).
Sulle galee, dicevasi Far le orecchie di lepre.
— (
FAR DI CARRO PENNA: [frase scherzosa] far le cose a rovescio).
— (Sec. XVII):
Carro di vela: la parte più grossa dell'antenna del fianco della prua.
—
FARE IL CARRO CON LA VELA: passare l'antenna da un fianco all'altro senza piegare la vela.
—
FARE IL CARRO A SECCO: fare il carro senza vela, passare l'antenna senza vele. (Duez, 1671).
V.
Carium,
Carrium. (V. Jal).