Pagina 224

Diritto2 (tributo): — Diritto d'ancoraggio: tassa proporzionale alla stazza netta, con tariffe diverse per le navi a propulsione meccanica e per i velieri, che si paga, alle autorità doganali dei porti, dalle navi mercantili approdanti per operazioni di commercio. Ne sono esenti i battelli addetti alla pesca e al trasporto di passeggeri e merci nei porti dello Stato, velieri di stazza inferiore alle 20 tonnellate, e le navi in rilascio forzato o volontario, quando non facciano operazioni commerciali. Tra i vari stati esistono delle convenzioni di reciprocità relative alle tasse d'ancoraggio. — Diritto consolare: quello dovuto secondo determinate tariffe dalle navi mercantili agli uffici consolari, per la compilazione e vidimazione di alcuni atti relativi alla navigazione. — Diritto di magazzinaggio: dovuto per merci che debbano sostare in magazzini chiusi, regolarmente depositate. — Diritto di pilotaggio: il compenso che le navi debbono dare ai piloti, quando si servono della loro opera, per le entrate e le uscite dai porti, canali e stretti. — Diritto di transito: tassa dovuta da tutte le navi per la navigazione in alcuni fiumi e canali (Basso Danubio, Suez, Panama).

Diritto3 (Term. disus.). — V. Dritto. (Stratico; Guglielmotti).

Diritturiere. — Pilota. Anche Dritturiere. È un significato inventato dal Guglielmotti: i due termini valevano solo: Uomo retto.

Diriva. — Secondo il Guglielmotti è variante di Deriva (v.), ma non la comprova, né la voce esiste con altro senso.

Dirivare (Term. ant.). — Volger altrove acque correnti.

Dirivo. — Secondo il Guglielmotti, la Crusca registrerebbe questa voce nel senso di deriva (v.), ma essa non avrebbe che il senso di « origine », anzi è forse un participio accorciato. (Manuzzi).

Dirizza (Term. non dell'uso). — V. Drizza. (Guglielmotti).

Dirlindana. — Lunghissima lenza, di seta, filo, setola, budella ecc., fornita di piombini messi a una certa distanza tra loro, con un'estremità attaccata a un arnese, come arcolaio, cui s'innaspa, e con l'altra fornita di amo o di ami inescati. S'usa stando in barca e tirandosela dietro sul lago. Anche Tirlindana. (Dirlindana è voce comasca, che anche indica « qualunque cosa lunga, stretta e pendula » [Monti]. Cfr. bresc. dirlindù, tirlindù « spilungone », femm. dirlinduna, tirlinduna).

Dirotta (Term. ant.). — Cammino marittimo, rotta. (Sassetti; Prose fior. [1661]; Crescenzio). Anche Derotta (Falconi). (Non ha il senso voluto dal Guglielmotti). Dirottare. (Da dirotto, da dirompere [cfr. còrso dirotta « rotta, sconfìtta »], come rotta da rotto; non dallo spagn. derrota « rombo [direzione] seguito dalle navi »: Zaccaria, Elemento iber. 148).

Disafforcare. — Dato dal Corazzini nel senso di: Levar l'àncora di afforco; mentre una nave è afforcata quando è ancorata su due àncore.

Disalberare. — Togliere tutta l'alberatura di una nave. — Abbattere col tiro delle artiglierie gli alberi di una nave. — (Intrans.): perdere gli alberi per cattivo tempo o in combattimento. Ant. Disarborare, napol. Dessarvolare.

Disancorare1 (Term. ant.). — Levar l'àncore. (Casaregis; Del successo dell'arm. nav., 1588: Tommaseo e Bellini; Zaccaria, Raccolta 126).

Disanellare. — Suggerito dal Guglielmotti per: Togliere gli anelli o canestrelli d'inferitura dei fiocchi e delle vele di strallo.

Disarborare (Term. sec. XVII). — Disalberare (v.). (Crescenzio; Pantera; Bartoli). Genov. Desarboâ, venez. Desalboràr.

Disarmare1. — Nell'accezione più larga vale: Disattrezzare una nave per metterla definitivamente fuori uso. — Nell'uso comune odierno significa: Portare una nave in una darsena, sbarcandone gli ufficiali, l'equipaggio e tutti i materiali e le provviste deperibili, per sospendere temporaneamente il suo servizio.
225
DISARMARE UNA BATTERIA, UNA LANCIA, L'ÀRGANO, UNA POMPA: ritirarne gli uomini e sguarnire gli accessori occorrenti al loro uso. — DISARMARE I REMI: nelle imbarcazioni a remi, l'atto di togliere i remi dalle scalmiere e riporli nell'interno, lungo le murate. V. Acconigliare (ant.). — Disarma!: comando ai vogatori.

| p. 223
p. 224
p. 225 |