Franco2:
—
Bastimento franco d'acqua: quello che, avendo imbarcato molta acqua per una falla, ne è stato liberato con le pompe.
—
Punto franco: in alcuni porti, il deposito per merci straniere esenti da dogana, finché non entrino nel paese. Disus. Porto franco. (V. Crusca).
—
Scala franca (ant.) (dove « scala » è variante antiquata di « scalo »). (Bartoli). Oggi
Libera pratica (v.).
—
Franco a bordo: v.
Fob.
—
Franco da rottura o da colaggio: clausole di esonero di responsabilità per rottura o colaggio nel trasporto di merce fragile o liquida.
—
Franco d'avarìa reciproca: clausola che, nelle polizze di carico, stabilisce che i danni alla nave sono a carico dell'armatore, e quelli alle merci a carico del noleggiatore.
—
Franco d'avarìa: clausola con cui, nel contratto d'assicurazione, l'assicurato rinuncia a ogni indennizzo, se l'oggetto assicurato non è interamente perduto (perdita totale).
—
Franco d'avarìa particolare: clausola con cui, nei contratti di assicurazione si stabilisce che il risarcimento avrà luogo soltanto nei sinistri maggiori che portano dei danni non minori dei tre quarti del valore assicurato. Però, se vi è avarìa generale, l'assicuratore interviene anche se il danno è inferiore all'ammontare suddetto.
—
Franco di porto: di merce il cui trasporto a destino è pagato dal venditore.
Frangente. — Ciascuna delle onde marine, nei punti dove vi sono secche e scogli affioranti, contro di cui si rompono e dilagano spumeggiando. Anche Rompente (meno usato). Genov. Franzente.
— Secca o scoglio a fior d'acqua ove frangonsi le onde. Sicil. Fraènti (plur.).
— (Ant.): ondata. (Crusca).
Frangere (Term. poet.). — Di mare, lago, fiume: Rompersi contro il lido, la riva, gli scogli. Anche Frangersi. (Crusca, v. VI, p. 9, 10, 18, s. Frangere). Genov. Franze.
Frangionde. — Diga di pietre o scogli costruita dinanzi alla bocca d'un porto o d'una rada per ripararla dalle onde che solleva il vento di traversìa. Da non confondersi col molo, opera muraria che è congiunta al lido: un frangionde è staccato dalla terra, e ha ai suoi estremi due entrate allo specchio d'acqua che protegge. Anche Frangiflutti. (Dabovich, ecc.).
— Potrebbe essere anche galleggiante, formato cioè da pontoni incatenati e solidamente ancorati, per offrire un riparo alla bocca d'un porticciuolo.
Frantume (Term. sec. XVII). — Quantità di pezzi di cosa rotta. Frantume della sfasciata lor nave. (Bartoli: Crusca).
Fraschetto (Term. ant.). — Zufolo usato dal capo della ciurma per dare il comando. (Ariosto: Tommaseo e Bellini). Rafanus de Caresinis, cronista veneziano, (1379): Sibloti sive Frasceti; Mocenigo (1420): Frascheto, basso lat. anche Frescetus. (Corazzini VII, 320; Du Cange; Jal, che dà venez. Frascheto e Frescheto). V.
Fischietto.
(Cfr. còrso frischju « fischio », frìschjulu «fischietto»; sicil. friscu « fischio », frischettu « fischietto »": v. Guarnerio, Rendic. Ist. Lomb., s. II, v. XLIX 165).
Fraschia (Term. ant.). — Brusca (
regolo [v.]). (Stratico; Tommaseo e Bellini).
Frascone (Term. ant.). — Nella Marina veneta, ciascuno dei paranchi che reggevano il centro dei pennoni maggiori, prima dell'introduzione dei sospensori. (Parrilli).
— Sui velieri, ciascuno dei grossi paranchi che si tengono distesi e legati lungo le sàrtie degli alberi maggiori per le eventuali necessità (alzare grossi pesi, arridare le sàrtie, ecc.). (Parrilli). Più usato Candeletta.
(Lo Jal cita venez. Manti2 de Fraschoni . . . Choronello de Fraschoni [sec. XIV o XV]; taie congrue e Frasconi [1431], e li traduce col franc. caliorne. V. anche Corazzini VII 321).