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Freto (Plur. le Freta; term. poet. sec. XIV, XVI). — Mare. (Boccaccio; Caro: Tommaseo e Bellini). (Lat. frĕtum « mare stretto; risacca ». V. Freo).

Frettaccia (Term. non usato). — V. Frettazzo. (Gugliemotti).

Frettare1. — Strofinare con apposita spazzola (frettazzo), abbondantemente bagnata, qualsiasi superficie per lavarla (tavolati dei ponti, tele, fasciami, carena). (Crescenzio; Pantera, ecc.: Tommaseo e Bellini; Guglielmotti). Genov. Frettâ (e comun. « fregare »). (Da un lat. *frĭctare « fregare ». Da frettare venne frettazzo [v.]: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 3505).

Frettasso (Genov.). — Frettazzo.

Frettatoio (Term. ant.). — Frettazzo. (Boerio, s. Fregadór).

Frettatore. — Frettazzo. (Fincati). V. Frettatoio (ant.). Stratico (II, App.): Frettadori.

Frettazza (Term. disus.). — V. Frettazzo.

Frettazzo. — Spazzola di legno, lunga circa 25 centimetri, formata con gran numero di setole vegetali durissime, regolarmente disposte, con un foro sul dorso, per poterla inastare ad un bastone: usata sulle navi per frettare. Anche Frettaccia, Frettazza, disusati. Genov. Frettasso (anche per « pialletto [dei muratori] »), sicil. Frittazza. (V. s. Frettare).

Fretteria. — Lavanda dei ponti, fatta stropicciandoli con rena sotto la pressa di mattone, o di legno dolce. (Guglielmotti). Voce disusata da molto tempo. Oggi Lavaggio a pietra e sabbia. (Da frettare).

Frezza (Term. sec. XVII). — Freccia che traversava tutte le Forfici (v.), e alla estremità anteriore della quale s'inchiodava lo scudo colle armi del sovrano cui apparteneva la galera. (Crescenzio, 1602, p. 39: Jal). V. Freccia. (Frezza per Freccia presso alcuni scrittori dei secoli passati [v. Tommaseo e Bellini; Petrocchi], e nel parlare romano).

Fribordo. — Inutile inglesismo per Bordo libero. (Da free-bord).

Frìccina (Calabr.). — V. s. Fiòcina.

Frigu (Còrso). — Specie di cala stretta, o piccola curvatura lunga e stretta fra gli scogli.

Frima (Term. dei pescatori chioggiotti). — V. Fraima.

Frisata1. — Capo di banda. La voce corrisponde a Fregiata, altro nome che si dava al fregio del discollato, e valse pure a designarlo. Caduto in disuso questo ornamento, che correva lungo i fianchi della nave immediatamente al disotto del capo di banda, la voce frisata rimase a designare quest'ultimo. V. Discollato, Fregiata, Friso.

Frischera (Tarant.). — Tenda di canovaccio usata sulle barche d'estate. (Dal tarant. frisco « fresco »).

Frìscina (Sicil.). — V. s. Fiòcina.

Frisetto (Venez. sec. XIV o XV, XVI, XVIII). — Ciascuna delle tavole che formano il trincarino. (Jal). Garzoni (871): Frisetti; Brazioli de frisetti.

Friso. — Fregio. In origine la voce fu uno dei nomi che si dettero al fregio del discollato (fregiata, frisata). Caduto in disuso tale ornamento, che abbelliva le tavole del corso di fasciame esterno più alto, la voce rimase a designare tale corso di fasciame. Anche Soglia. (Friso, che è termine venez. [v. Mutinelli 171], napol., spagn., portogh., [genov. frixo e frexo, sicil. frìciu, frìsciu], nel comune senso di « frégio », corrisponde al basso lat. frisium [Du Cange], ma non deriva dal franc. frise [Bloch, Dict. étym. I 317; Dict. général]. Da friso il venez. ant. frisetto [v.]. ― Lokotsch, Etym. W. eur. W. orient. U. 898; Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 3498, 3518; Wartburg, Franz. etym. W. III 777).

Frisopìn (Venez. sec. XVIII). — Aggiunto scherzevole o antonomastico dato, negli ultimi anni della Repubblica Veneta, ai soldati di fanteria italiana, per il loro uso di mangiare, sulle navi, la zuppa di frisòppo. (Boerio; Mutinelli). — Frisopine (venez. ant. scherz.): vedove e figlie dei soldati oltramarini, che ricevevano la grazia del biscotto, quantità di biscotto,
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o corrispondente importo (un ducato), assegnato loro in aggiunta alle pensioni. (Mutinelli 171, 63).

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