Maròd (Parm.). — Stella (curvatura dei madieri).
Maroma1 (Term. ant.). — Provese.
(Consol. mare; Acosta-Guevara: Zaccaria, Elemento iber. 486).
(Dallo spagn., portogh. maroma « grossa corda, gherlino », catal. maroma « corda »: v. Jal).
Maroso. — Onda del mare grosso. (Giamboni, sec. XIII, ecc.: Crusca). Anche Colpo di mare. Genov. Maōxo, còrso Marôsu, sicil. Marusu.
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GOVERNARE AL MAROSO: dirigere la nave in modo da presentare la poppa esattamente in direzione perpendicolare a quella della cresta dei marosi e da trovarsi con la barra del timone in mezzo nell'istante in cui il maroso investe la poppa.
Tale modo di governare è necessario quando si fugge la tempesta con una nave a vela o con un piccolo bastimento a propulsione meccanica, aventi velocità inferiori a quella dei marosi, giacché, se questi investissero l'anca, la nave prenderebbe una forte straorzata con conseguente sbandamento e imbarco di acqua.
Il governare al maroso richiede molta attenzione e perizia.
Si dice anche Poggiare al maroso.
Quando le condizioni del mare lo consentono si governa al maroso presentando la prora perpendicolarmente alla cresta dell'onda per evitare di imbarcare acqua, qualora il maroso fosse preso obliquamente.
(In Guido delle Colonne il plur. le marosa secondo il Tommaseo, ma i marosi secondo la Crusca: derivato in -oso di mare).
Maròta (Venez., ancon., romagn.). — Barca vivaio per anguille. V. Bùrcio da pesse (venez.), s.
Bùrchio. (Panzini).
Marra1. — V. s. Parti dell'àncora, a p. 29. Quando l'àncora è affondata, una delle marre morde il fondo e fa presa. (Bardesono). (Marre in Crescenzio, 1602, ecc.). Stratico: Marre, Patte dell'àncora; genov. Māre dell'àncoa. V. Contromarre; Graffio.
— (Ant.) Il canapo stesso fermato alle marre. (Guglielmotti).
Marraccio. — Sorta di grosso coltello, fatto a scure. (Guglielmotti). V.
Marazza,
Marechia.
(Romano marràccio, marchig. marràcciu «marrancio»: Belli, Appunti etim. 18-19).
Marrame (Calabr.). — Secondo il Rom. etym. W. (5349) del Meyer-Lübke, questa voce significherebbe « Rifiuto del mare », ma risulta che non ha un tale senso, bensì quello di «Mangime; pattume; spazzatura; lettiera (del bestiame)» (anche Maramma).
Marrano (Term. sec. XIV, XV). — Sorta di bastimento. (Ciriffo Calvaneo [anche Marano]; Pulci). Còrso Marranu.
— Venez. ant.
Marano: legno da commercio di varia portata, cioè di 150-200 migliaia, che viaggiava a vele. Vuolsi che i Veneziani apprendessero dagli Spagnuoli la costruzione dei marani. Nel 1499 erano molti a Venezia. (Mutinelli). Calmo (206): Maran.
Era anche nave da guerra (Malipiero, 1470).
Il marano è nominato pure nella cronaca del Caresini (sec. XIV) e nella Hist. obsid. Jadrensis (1345). (Du Cange; Jal; Corazzini; Venezia e le sue lagune I 217).
Marróbbio. — Fenomeno delle vibrazioni del mare, che durano pochi minuti, sulle coste siciliane, sopra tutto presso Marsala e Mazzara.
Marsa (Arabo della costa settentrionale dell'Affrica). — Arsenale.
— Dàrsena.
— Marina.
(Jal). V.
Marza,
Mersa.
Martavello (Romano). —
Bertuello (v.).
(Della stessa origine di bertuèllo: Mellilo, It. Dial. I 259, IV 217).
Marte. — Il quarto dei pianeti in ordine di distanza dal Sole ed il primo dei pianeti superiori cioè esterni rispetto all'orbita terrestre. Ad occhio nudo brilla come una stella di luce rosseggiante.
Martello (Term. ant.). — Pezzo mobile della balestriglia, che scorreva su e giù nella freccia ad angoli retti. (Guglielmotti).
Martelogio (Venez. sec. XV). — Regola di navigazione dei marinai veneziani,
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consistente in una tavoletta, nella quale « invece di logaritmi, erano segnate le risultanti di qualunque rotta obbliqua dovesse seguire il piloto per forza di venti o di altri impedimenti, e risolveva il quesito dei seni e coseni, secondo le proporzioni di due cateti coll'ipotenusa. ». Anche Martologio. La detta tavoletta è contenuta nell'atlante di Andrea Bianco (1436), e ne fa cenno il Formaleoni (42). (Guglielmotti; Corazzini).
Dalla spiegazione del Guglielmotti ed anche del Corazzini si intuisce che sul Martologio si basava il metodo per determinare le coordinate del punto stimato e che l'istrumento consisteva in un regolo con alidada (martello) e con due lati ad angolo retto sui quali si leggevano le componenti del cammino della nave secondo il meridiano (differenza di latitudine) e secondo il parallelo (appartamento) in funzione dell'angolo di rotta, essendo esse proporzionali alle proiezioni dell'ipotenusa (cammino della nave) sui due cateti e cioè al coseno e al seno dell'angolo di rotta rispettivamente. Con lo stesso strumento si potevano calcolare anche le componenti in parola dello scarroccio e della corrente subiti dalla nave. Anche Toleta (tavoletta) de Martologio, Raxon del martelogio. (Encicl. It. XXIV 328, 437).