Pandora (Term. sec. VII). — Sorta di bastimento da trasporto, che pare fosse in uso pure nel secolo XII. (Venezia e le sue lagune I 195).
Panduri (Term. ant.). — Penzoli. (Stratico). Genov. Pendù.
(Dal franc. pendeurs).
Pane. — Oggi si mangia sulle navi anche da parte dell'equipaggio, ma un tempo il pane veniva mangiato solo dallo stato maggiore e dagl'infermi, sulle navi da guerra (Parrilli), ed è detto dal Guglielmotti Pane di poppa. V. s. Forno, e Biscotto.
—
Pane biscotto: biscotto.
—
Pane tarallo (sec. XIV): biscotto. (Stat. Ancona, 1397: pane tarallo, overo beschotto: Jal). Reso con Pantarallo dal Guglielmotti (s. Tarallo).
—
Pane e mugugno!: v. s.
Mugugno.
Panesèli (Venez.). — Torelli. Reso con Panicello dal Fincati (35), con Panniselli dallo Stratico (s. Torelli).
Panesèlo (Venez.). — Rete grossa a maglie fitte, usata nelle Valli e nelle lagune, per avviare le anguille alla cogolaria. Il Boerio vi fa corrispondere l'it. Pannello.
I panesèli, alternati con cogolarie, servono a chiudere più o meno un tratto di laguna, o per allargare l'azione delle cogolarie isolate, o in piccolo numero. (Ninni 198).
(Da venez. panesèlo « pannicello »).
Panetteria. — Forno a bordo. (Parrilli). Non si usa; si dice Forno per la panificazione; v. s.
Forno.
Panfilo1 (Term. sec. IX). — Bastimento da guerra armato di due castelli posticci di legno a poppa e a prora. (D'Albertis 15; v. Jal 1120; Canale, Storia di Genova II 577).
— (Sec. XIII-XV): bastimento a remi, costruito nelle proporzioni corrispondenti a quelle della galera, di solito con 2 alberi. (V. Jal).
Presso G. e M. Villani il panfilo assume la forma di Panfano, e così nel pisano antico (Pieri, Arch. Glott. XII 158): era una nave da guerra, forse più piccola della galea. In una Cronichetta del secolo XIV (") Panfilio. (Tommaseo e Bellini). Nel 1283 è nominato il Panfilo come facente parte dell'armata provenzale. (Zaccaria, Raccolta 313). Basso lat. genov. Panfilius (1265, 1274); Panfilus (1271, 1340), Pamphilus (1287). (Jal). Secondo il Guglielmotti anche Panfiglio.
— Nel secolo XV il Panfilo era nave a remi con una coperta. (Stat. genov., 1441: Jal).
— Il Fanfani attribuisce a Panfano, Panfìlio, Pànfilo il significato di « Bastimento antico di piacere e diporto per gli amatori del mare », e a questo significato si attiene il Guglielmotti, il quale anzi lo propone all'uso moderno, per indicare « Bastimento di piacere », in sostituzione dello straniero Yacht. (Cfr. Monelli 338-339; Bardesono).
Va però osservato che un tale significato non risulta dalle cronache e dai documenti, come si può vedere nelle citazioni fatte sopra.
—
Pànfilo: nome generico delle navi da diporto che si sta introducendo nell'uso invece della voce inglese Yacht, più frequentemente usata.
(Dal greco πάμφυλον, sorta di dromone: v. Jal. Con la forma toscana panfano cfr. mòdano da modulus, garòfano da caryophyllon, ecc.).
Pangaìa. — Barca dell'Affrica orientale, fornita di albero, e con vela fatta con foglie di cocco, e collo scafo formato di tavole cucite a punti incrociati collo spago, e rinforzate con cavigliette di legno. (Settembrini). La definizione che ne ricavò il Corazzini è spropositata.
PangassoaPangassona, (Term. ant.). — Sorta di bastimento. (Zaccaria, Elemento iber. 493). Portogh. Pangajoa, Pangaio « Piccola imbarcazione asiatica ». (") V.
Pamgajana.
Pani. — Piastre di ferro riquadrate, con un foro rotondo nel mezzo, che si fissano con chiodi nei loro 4 angoli, nel punto in cui i legni sono attraversati da un'asse di ferro, per garantire il legno dallo sfregamento del perno. Anche Dadi di ferro. (Stratico). Non si usa; si chiamano Piastre. I dadi sono tutt'altra cosa.
—
Pani (del ceppo dell'àncora): piastre di ferro quadre, applicate contro il maschio e il fuso dell'àncora, per garentire il legno del ceppo dal consumarsi e dal bruciarsi nello sfregamento. (Stratico).
575
—
Pani di piombo: salmoni. (Stratico, III 206).