Ricupero. — Cernita di materiale reimpiegabile da un lotto di materiali guasti, da un macchinario, da un impianto rottisi per avaria o che vengono demoliti per vetustà.
— Il materiale stesso che viene ricuperato.
— Atto ed effetto del ricuperare, del salvare checchessia, oggetto o persona, d'una nave sinistrata o del suo carico.
— La cosa salvata. Essa, da chiunque ricuperata, appartiene al legittimo proprietario, cui dovrà essere riconsegnata dalla autorità marittima, consolare o locale o anche dal direttore delle operazioni di ricupero, presso i quali venne depositata subito dopo il ricupero.
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Gestione del ricupero: amministrazione delle cose ricuperate. Essa viene fissata da speciali norme del Codice per la Marina mercantile.
Per i varii modi e per alcuni casi di ricupero v. Baistrocchi 1169-1223.
Esistono apposite Società di ricupero, tra le quali, ultimamente, è salita in fama la « Sorima » di Genova per aver effettuato a 122 metri di profondità, nel 1931, il ricupero del tesoro dell'Egypt, nave da passeggeri, con un carico di oro e di argento assicurato per 1.058.879 sterline, che era stata affondata per investimento nel 1922.
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Gruetta per ricuperi siluri: v. s.
Gruetta.
Ricusare. — Lo dicono del vento i marinai quando, navigando di bolina, si restringe invece d'allargarsi. (Stratico). Il vento ricusa. Anche Scarseggiare, Rifiutare.
— Dicesi anche d'un veliero incapace a
virare di bordo in prora (v.) e costretto a poggiare e virare in poppa. (Saverien; Stratico). Contrario di Ridondare.
Rida. — Corridore (cavo). (Corazzini, s. Ride).
— Per un malinteso il Bustico gli attribuisce anche il senso di « Corridoio (d'una nave) ». Ma in questo senso non si usa.
(Dal franc. ride).
Ridaggio. — Stato di tensione nel quale si mettono, mediante paranchi o arridatoi a vite, le manovre fisse (sartie, paterassi, stralli, ecc.) di un'alberatura, equilibrandolo tra quelle di dritta e di sinistra, di prora e di poppa dello stesso albero in maniera che questo rimanga verticale o abbia la dovuta inclinazione e le manovre stesse rimangano rigide, o, come si dice, tesate a ferro. Anche Arridaggio.
— L'insieme delle operazioni necessarie per dare il ridaggio. Anche Arridamento.
Ridare. — Arridare. Tesare. (Corazzini).
Ridondare. — Del vento che gira prendendo una direzione più favorevole alla rotta stabilita di un veliero. (Parrilli; Bardesono). Il vento ridonda di due quarte, di tre quarte. (Parrilli). Anche
Arriondare (v.), Riondare (Corazzini, s. Ridondare). Secondo il Guglielmotti (s. Ridondare) pure a Roma dicono che il vento Arrionda.
Lo Stratico registra Arrionda i bracci !: comando a un ufficiale subalterno nel girar di bordo col vento in faccia, significante che, appena il timone è tutto alla banda o si è fatto orza alla banda e si è mollata la scotta del trinchetto e dei fiocchi di prua, si faccia bracciare sopravvento il parrocchetto, senza però mollare la bolina, tanto che venga a sventare. Non si usa.
(Parola di origine genovese: cfr. genov. arriondâ « arrotondare ». V. s.
Arriondâ,
Arriondare).
Ridossare. — Si dice degli ostacoli che costituiscono un ridosso.
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Ridossarsi: portarsi, mettersi a ridosso.
Ridosso. — Riparo (monte, isola, promontorio) di una nave dall'impeto del vento o del mare. (Crescenzio; Bardesono; Tommaseo e Bellini).
— Si dice anche del riparo delle persone dalla pioggia, dai colpi di mare, costituito da una tenda, da una struttura, da un locale coperto.
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A ridosso: al riparo dal vento o dalle onde del mare grosso. (Pantera; Stratico; Bardesono; Tommaseo e Bellini). Stare a ridosso. (Pantera). Sicil. A riduossu. Il riparo ha il nome di Ridosso in descrizioni della costa siciliana del secolo XVI. (Revelli, Riv. Geogr. It. XV 347).
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METTERSI A RIDOSSO: V. s.
Mettere,
Addossarsi.
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PIGLIARE VELE A RIDOSSO (sec. XVII): d'un vascello passante presso le vele d'un altro, che lo privano del vento. Falconi (23):
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Fare ogni possibile per salvare il timoniere, perché è quello che governa il vassello, e mancando esso il vassello può pigliare volta sotto vento, pigliare vele aridosso . . .