Scandoliere2 (Term. ant.). — Custode dello scandolaro. (Corazzini).
Il Corazzini non lo documenta: è forse un suo abbaglio.
Scannagallo (Term. sec. XV-XVII). — Uomo d'aiuto per la cucina, sulle navi. Officium Gazariae, 1441: ... pueri seu scanagali quatuor. (Jal; Guglielmotti). Oudin: Scannagallo, col senso di « Provveditore della cucina ».
Scannapagnotte. — Secondo il Guglielmotti vale « Soldato o marinaro inutile », ma il Manuzzi citato da Guglielmotti ha solo un esempio del Cellini per « Uomo disutile ».
Scannello (Term. sec. XVII). — Scagnetto. (Pantera 45).
Scanno1. —
Barra (v.). (Tommaseo e Bellini). Anche nel Cadamosto. (Jal). Ancon. Scano, Scagno. V.
Faro (venez. sec. XIV).
Carta venez. del 1308: Scani sive Fari, ibi dicitur mare fractum. (Mutinelli 160).
Scanno2 (Term. ant.). — Panca del capitano in galea, e anche la sua cameretta. (Doc. tosc.: Guglielmotti). V.
Scagnetto. Giusta il Guglielmotti furono usati pure Scagno, Scannetto.
— (Poet. sec. XVI) Banco dei rematori. (Liburnio, 1529: Jal).
Scanno-cavallo. — Risalto o gradino di sabbia formato dalle correnti sul fondo del mare a traverso dell'imboccatura di alcuni fiumi e porti. (Fincati). Non è in uso; si chiama Barra.
Scansia. — Asse di legno disposta orizzontalmente, appoggiata al bordo e sostenuta da pezzi a squadro, per collocarvi sopra materiali od oggetti, nei depositi, negli alloggi ecc.
—
Scansie della stiva (ant.): quelle della cala del nocchiere per collocarvi le manovre, i cavi, i paranchi di rispetto. (Parrilli).
Scanso. — Intervallo di calma tra due colpi di vento successivi, o tra due colpi di mare abbastanza forti in confronto di quelli che li separano, o tra due scrosci di pioggia. Comunemente vale « Sosta, pausa ». (Fincati). Non è in uso.
Scanso (Caricare a ~). — Impegnare il bastimento per una somma determinata, e non a un tanto per tonnellata. Anche Noleggiarsi a scafo. (Laugieri). Il Laugieri lo dice sinonimo di Cottimo. Ingl. Lump-sum, By the lump. Non in uso.
Scanto. — Registrato dal Corazzini, per « Intervallo di calma », quindi sbaglio per
Scanso (v.).
Scapece (Napol.). — Maniera di condire e conservare pesci e ortaggi. L'Andreoli vi fa corrispondere l'it.
Zimino (v.). Baccalà, ecc. a la scapece: baccalà, ecc. in zimino. Còrso Scapécchju (v. s.
Fritta).
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METTE A SCABECCIO (genov.): marinare (il pesce). Abr. Fa' a scapece. Scapece: pesce marinato.
(Dall'arabo sikbeg « carne marinata », per il tramite dello spagn. escabeche « pesce marinato »: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 7909 a).
Scapìn (di un menàl) (Venez.). — Piede di una costa deviata. (Corazzini).
(Cfr. venez. scapìn « scarpino; tomaio »).
Scapolare. — Si dice di un oggetto in movimento nel senso di passare libero da altro che potrebbe eventualmente ostacolare
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il cammino, o superarlo, disimpegnarsene, dopo esserne stato trattenuto.
—
FAR SCAPOLARE UN CAVO, UNA CATENA, UN'ANCORA, UNA BANDIERA: liberarli, se incattivati o trattenuti da altra manovra od oggetto.
— Si dice di una nave nel senso di oltrepassare un capo, una punta, una secca, un'isola o altra nave, quando la rotta porta a passarne a breve distanza. (Sanudo, 1516, XXIV 28, ecc.). V.
Parare (un banco, ecc.).
— Evitare, scampare: scapolare un piovasco, un cattivo tempo, uscir fuori dalla loro zona o passarne a breve distanza senza attraversarla. Laugieri: Scapolare un pirata.
— (Figur.) Scampare da un pericolo, da un servizio o lavoro gravoso, da una punizione ecc.
—
SCAPOLARE UN PARANCO: disimpegnarlo. (Laugieri).
(It. scapolare « svignarsela in fretta; scampare »: da un lat.*excapŭlare « liberare da un nodo»: Meyer-Lübke, Rom. etym. W. 2955).