Cocca2. — Attorcimento vizioso che talvolta una corda prende su sé stessa, e che impedisce il suo libero scorrere nelle carrucole. (Bardesono).
Cocchia. — Rete da pesca a strascico, usata nell'Adriatico, più grande della tartana. Il sacco, di forma tubolare mantenutagli da cerchi di legno, è lungo da cinque a sei metri, con maglie che vanno restringendosi verso il fondo. Viene trainata da due barche (
bragozzi o
tartane).
È la venez. e triest. Còcia « strascino », messa in forma italiana. Coccia e Cocia nel Corazzini. Venez. Pesca a còcia: pesca delle paranze o bilancelle, cioè fatta con due barche e una rete in mezzo. V.
Paranza,
Bilancella, genov. Balansella.
(Siccome la còcia ha la bocca larga e finisce poi in forma di sacco, essa si ragguaglia di facile a cioca « chiocciola » di Valle e di Sissano [Istria]: dal lat. cŏchlea « chiocciola »: Ive, I dialetti dell'Istria 121. L'Ive [87] cita pure un ven.-istr. còcia anche per « barca, con cui si pesca »).
Cocchietta. — Cuccetta. È forma italiana accolta dallo Stratico (Appendice, 1813), dal Casaccia (1876, p. 283), dal Nicotra (1883, p. 252), dal Bustico (1932), ma i marinai non hanno mai detto
Cocchietta, che è un falso rifacimento del genov. Coccetta, e che giudicano una parola ridicola. (Cochieta ha il veneziano Boerio [1829]: essa però, secondo la cattiva trascrizione di questo, rappresenta la veneziana Coceta, che significa « lettiera »: cfr. it.
Cuccetta, nel Dabovich anche Coccetta).
Cocchina1 (Term. ant.). — Cocca piccola e gentile. (Guglielmotti). V.
Cocca.
Cocchina2 (Term. ant.). — Vela quadra di fortuna, piccola e forte, tagliata a somiglianza di quelle usate nelle cocche (cocchine).
(Pulci; Ariosto: Crusca; Guglielmotti). Veneziano sec. XIV o XV: Cochina. (Jal).
Còccia. — Radancia. (Guglielmotti). Non è termine conosciuto dai marinai. Francese Cosse.
Coccinello. — Piccolo pezzo di legno duro, lungo circa dieci centimetri, a forma di barile molto allungato, avente intorno al centro una scanalatura, a cui si può fissare, con impiombatura, l'estremità di un cavo. Così guarnito, serve a unire questo ultimo a un occhio fatto alla estremità d'un'altra corda o alla bugna d'una vela, nel quale occhio esso viene introdotto. Il coccinello compie l'ufficio d'un bottone. Anche
Cuccinello. Genov.
Caviggetto, Cuccinèllo, còrso Cavigliettu. (Coccinello nel Crescenzio e nel Pantera: Jal).
Coccone (Term. ant.). — Cocca assai grande. (Guglielmotti). V.
Cogone (ant.).
Cocha (Basso lat., genov. sec. XIV-XV). — Cocca. (Jal; Rossi, Gloss. lig. 38).
Cochina (Venez. sec. XIV e XV). — Cocchina.
Coda1. — Breve pezzo di corda sottile, fissato a un oggetto allo scopo di poter legarlo ad un punto fisso o ad altra corda. Per esempio alcuni bozzelli, invece di esser muniti di gancio, sono stroppati a una coda. V.
Bozzello a coda. Genov.
Côa.
—
Coda di ratto: intreccio dei trefoli di un cavo vegetale, eseguito alle sue estremità, affinché non sfiocchino, si assottiglino e s'irrigidiscano in guisa che entrino agevolmente nei bozzelli. Guglielmotti: Coda di topo. Genov. Côa de ratto.
—
Coda di vacca: espressione dispregiativa con cui i marinai designano la estremità d'un cavo a cui non sia stata fatta la coda di ratto e che, discommettendosi e sfioccando, ha preso l'aspetto della coda dei bovini.
—
Coda da poppa (disus.): destra, traversino, codetta.
—
ANCORARSI CON UNA CODA DA POPPA: ancorarsi con una destra.
—
Coda del gavitello: passerino del gavitello. (Jal).
—
Coda di una bandiera (disus.): la parte che ventola: il
battente o
ventame.
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—
Coda di una tonnara: lunga rete verticale che collega alla riva il gruppo delle camere subacquee della tonnara, e ha l'ufficio di avviare le frotte dei tonni alla bocca d'entrata. Anche
Pedale. Sicil.
Cuda.